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Prima tappa in ALSACIA: Domaine Lindenlaub - La barrique du chat botté Rosso 2017
Un Pinot Nero d'Alsazia firmato Christophe Lindenlaub, proveniente dai vigneti più antichi della tenuta sul terroir argilloso-calcareo dello Stierkopf. Brillante, fresco e profondo, questo vino schietto ed espressivo viene vinificato con macerazione di quindici giorni e poi affinato in vasche di acciaio inox. Selezionato da Le Chat botté & Co per la sua collezione “La Barrique du Chat botté”, incarna allo stesso tempo finezza e carattere.
2ª tappa LOIRA: De Vini - Divin Poison Bianco 2021
Vino bianco secco biologico, biodinamico e naturale della regione di Nantes, prodotto da Christophe Bosque (De Vini) a base di melone di Borgogna su terreni di gabbro. Fresco, agrumato e delicato.
3ª tappa LANGUEDOC-ROUSSILLON: Jean-Louis Pinto - Es d'aqui Casse Tête Rosso 2020
Seducente, profondo, denso, dotato di una forte personalità, Casse-Tête è un assemblaggio di 50% cabernet sauvignon e 50% mourvèdre. Il Cabernet proviene da un terrazzamento alluvionale con grossi ciottoli del Tarn e il Mourvèdre da un terreno argilloso-calcareo. L'uva viene macerata per venti giorni a grappoli interi e l'affinamento avviene sui lieviti in giare di gres.
4ª tappa BEAUJOLAIS: Nicolas Chemarin Régnié La Haute Ronze Rosso 2017
La Haute Ronze è uno dei due appezzamenti coltivati da Nicolas nella denominazione Régnié; è considerato di altissima qualità, con terreni argillosi e profondi che danno vini corposi. Questo 100% gamay è ottenuto con macerazione semi-carbonica e affinato per circa venti mesi (metà in barrique, metà in vasche di acciaio inox). Offre note di cuoio, terra, erbe mediterranee (origano, rosmarino) attraverso i suoi frutti rossi.
ULTIMA TAPPA... E non da meno! JURA: Les Valseuses Cade Meu Carnaval Espumante Rosato 2019
Chardonnay (50%), Grenache Gris (40%) e Trousseau (10%). Ma dov'è finito il mio carnevale? si chiede questa cuvée che non tarderà a trovare la risposta: la festa inizierà non appena si aprirà la bottiglia, perché questo pet' nat' non sboccato trasuda allegria.
€390,00
Prezzo unitario per€390,00
Prezzo unitario perMagnum Coeur Brisé (esclusiva Culinaries) Rosé 2022
Terroir, parcella e vitigno
Degustazione e abbinamenti
Gigondas Rouge 2022
Terroir, parcella e vitigni
Nascosto nel cuore delle Dentelles de Montmirail, il terroir di Gigondas si impone con la sua forza tranquilla e la sua bellezza grezza. Qui, in questa ardente enclave della Valle del Rodano meridionale, le viti trovano rifugio su pendii sassosi e scoscesi, bagnati dal sole e accarezzati dal maestrale. Questo terreno povero ed esigente, misto di marne e calcare, dà vita a uve di rara intensità.
In questa annata 2022, Les Grandes Serres firma una cuvée sostenuta da un duo classico e di notevole efficacia: il Grenache, re solare del sud, maggioritario nell'assemblaggio, e la Syrah, che gli conferisce tensione e profondità. Insieme, traducono l'anima selvaggia e sensuale di questo terroir emblematico.
Metodi colturali
Fedele a un approccio rispettoso della vita, Les Grandes Serres elabora questo Gigondas secondo una vinificazione naturale, senza artifici, per lasciare che l'uva si esprima liberamente. Le vigne sono coltivate nel rispetto degli equilibri naturali, senza prodotti di sintesi, con attenta cura per ogni pianta. La vendemmia è manuale, selezionata a perfetta maturazione, garantendo una materia prima sana e concentrata. In cantina, l'affinamento è gestito con sobrietà, senza mascherare la personalità del vino, per preservarne la freschezza e la golosità originarie.
Degustazione e abbinamenti
Il Gigondas 2022 delle Grandes Serres è una vera esplosione di piacere. Fin dal primo naso, seduce con i suoi intensi profumi di frutti rossi maturi, fragola schiacciata, ciliegia succosa, ai quali si mescolano note di timo selvatico, cioccolato fondente e una punta leggermente affumicata, quasi carnosa.
In bocca, è un'ondata di generosità: ampio, vellutato, ma mai pesante. La freschezza naturale bilancia la ricchezza del frutto, e il finale si protrae su tannini fusi, con un tocco salino che invita al sorso successivo. Una "bomba di golosità", certo, ma anche un vino di carattere, con profondità e una vera eleganza.
Ideale per accompagnare un barbecue estivo tra amici, un bel tagliere di salumi artigianali o un pezzo di carne rossa alla griglia, questo Gigondas si mostra allo stesso tempo accessibile e raffinato. Servito leggermente fresco, sorprenderà anche per la sua leggerezza nonostante i suoi 15°, prova che potenza può fare rima con bevibilità.
Un vino sincero, vivace, che racconta il suo terroir con calore e generosità.
Les Larmes du Soleil Rosso 2020
Terroir, parcella e vitigno
Nato nel cuore del Beaujolais, ma rivendicato come Vin de France, "Les Larmes de Damas 2020" è un Pinot Noir singolare, dal fascino discreto e dall'identità fieramente libera. Coltivato fuori dai sentieri battuti, questo vino trae la sua finezza e la sua struttura dalle terre vivaci della Valle del Rodano, dove il terroir, sebbene non rivendicato da una denominazione, parla con sincerità. Qui, i suoli si esprimono senza artifici, e offrono al Pinot Noir un terreno di espressione delicato, tutto tensione e sottigliezza.
Metodi colturali
La Tribu Alonso è innanzitutto una filosofia di rispetto e pazienza. Senza etichetta, ma con un profondo impegno verso il vivente, il dominio coltiva le sue viti con attenzione artigianale, lontano dagli standard industriali. La vinificazione di questa cuvée ne è il riflesso: un "bagnetto alla giurassiana" dove metà succo e metà vinaccia, senza i raspi, vengono lasciati in infusione per tre mesi. Un metodo dolce e lento, come un sussurro rivolto al frutto, che ne esce nudo, vibrante e delicatamente pepato.
Degustazione & abbinamenti
Nel bicchiere, "Les Larmes de Damas" si svela con pudore. Il suo colore rosso chiaro annuncia già la leggerezza del suo tocco. Il naso evoca la rosa appassita, l'amarena schiacciata e una sottile nota di pepe bianco che solletica i sensi. In bocca, il vino scivola con eleganza, sorretto da una freschezza cristallina e una morbidezza carezzevole. Nessun effetto di manica, solo una sincerità toccante, un'emozione semplice ma persistente.
Questo rosso di pizzo chiama a sé piatti alla sua altezza: una cucina leggera, sensibile, che non cerca di dominare. Ideale per l'aperitivo, con un tagliere di salumi fini, un carpaccio di barbabietola alle erbe, o ancora un formaggio a pasta molle affinato. "Les Larmes de Damas" sa anche accompagnare un momento di silenzio, una conversazione dolce o la luce di fine giornata.
Un vino libero, meditativo, che riconcilia il frutto, il tempo e la mano dell'uomo in un'armonia discreta ma profonda.
Non Ouillé Blanc 2022
Terroir, parcelle e vitigni
Nel cuore del Beaujolais, La Tribu Alonso osa una fuga inaspettata, un rischio gioioso: quello di produrre un vino bianco ossidativo, una rarità in questa regione solitamente rinomata per i suoi rossi fruttati. Per questa cuvée chiamata Non Ouillé 2022, il vitigno Chardonnay si presta con grazia al gioco dell'ossidazione controllata, rivelando una sfaccettatura inattesa della sua espressione. Proveniente da un terroir all'incrocio di influenze, tra le colline granitiche del Beaujolais e le brezze più meridionali della Valle del Rodano, questo vino incarna un vero crocevia di sensazioni. Un primo tentativo in questa vena per la tenuta — e un successo pieno di promesse.
Metodi colturali
La Tribu Alonso, come suggerisce il nome, funziona in collettivo, con una visione del vino risolutamente orientata all'uomo e alla vita. Qui, nessuna etichetta, ma una filosofia chiara: lavorare il più vicino possibile alla natura, senza artifici. I vigneti sono coltivati senza input chimici, nel rispetto dei ritmi naturali, e la cantina diventa un luogo di sperimentazione benevola. Per questa cuvée, la scelta di non "ouiller" il vino — cioè di non colmare le botti durante l'invecchiamento — permette una lenta ossidazione, ispirata ai vini del Giura. Un modo per esplorare nuovi orizzonti gustativi, valorizzando al contempo il vitigno e il terroir locale sotto una luce inedita.
Degustazione & abbinamenti
Fin dal primo naso, Non Ouillé 2022 intriga e seduce. Ci si immerge in un universo aromatico sconcertante ma accattivante: note di anice, di curry dolce, e soprattutto quel tocco di noce tipico dei bianchi ossidativi, solleticano i sensi. In bocca, la texture è ampia ma tesa, con una mineralità precisa e una bella freschezza che bilancia perfettamente il lato burroso e salino del vino. Un gioco di equilibrio sottile tra rusticità assunta ed eleganza profonda.
Questo vino invita all'imprevisto a tavola: perfetto come aperitivo, con olive verdi, formaggi stagionati a pasta dura, o anche una torta salata sottile al comté e cipolle caramellate. Si abbina magnificamente anche a una cucina esotica leggera, come un curry di verdure o pesci marinati con spezie dolci. È un vino per i curiosi, per gli amanti delle nuove sensazioni, per coloro che amano uscire dai sentieri battuti e scoprire cosa il Beaujolais può offrire quando si lascia attraversare da altre influenze.
Con Non Ouillé 2022, La Tribu Alonso firma una cuvée di carattere, tanto libera quanto precisa, che ridefinisce i contorni del vino bianco nel Beaujolais e ci invita ad ampliare il nostro sguardo, bicchiere in mano.
Les Hirondelles Rouge 2023
Terroir, parcellaire e vitigni
Nato sotto il segno del rinnovamento, Les Hirondelles 2023 è una cuvée che cattura l'essenza di un Gamay libero, gioioso e vibrante. Sebbene porti i colori della Valle del Rodano sulla sua etichetta di Vin de France, la sua anima è ben radicata nelle terre granitiche e nelle colline ondulate del Beaujolais. Questo terroir di carattere, dove la vite si radica profondamente in suoli vivi, conferisce al Gamay tutta la sua freschezza fruttata, la sua finezza e la sua franchezza. Un solo vitigno, un'unica intenzione: quella di esprimere la purezza dell'uva e l'energia del luogo.
Metodi colturali
La Tribu Alonso, collettivo appassionato e libero dai vincoli tradizionali, coltiva le sue viti con una filosofia profondamente rispettosa della vita. Un approccio sincero, intuitivo e connesso al ritmo delle stagioni. Le viti sono curate a mano, senza input di sintesi, in uno spirito di cura e ascolto della pianta. In cantina, lo stesso approccio minimale: "Les Hirondelles" è una cuvée 100% succo di goccia, nata dal solo scolo naturale dell'uva, senza pressatura. Questa scelta radicale dà vita a un vino di notevole fluidità, dove ogni sorso sembra sgorgare dalla fonte, con l'eleganza di un vino non forzato.
Degustazione e abbinamenti
Al primo naso, Les Hirondelles evoca un cesto di frutti rossi appena raccolti. La ciliegia succosa si presenta subito, seguita da note di kirsch, un tocco di violetta e un pizzico di pepe bianco. La bocca, vivace e fluida, sviluppa una materia strutturata ma morbida, sostenuta da tannini fini e una bella tensione. È un rosso che danza più che pesare, un vino di movimento e spontaneità.
Servito leggermente rinfrescato, accompagnerà meravigliosamente un tagliere di salumi fini, verdure arrosto al timo o anche un piatto di ravioli ai porcini. Farà anche la sua figura come aperitivo, quando si vuole iniziare la serata con un rosso che ha conversazione ma sa rimanere discreto. Con i suoi soli 12°, mantiene una bella digeribilità che invita a un altro sorso.
Ambre dissous Rouge 2020
Terroir, parcelle e vitigni
Nato sulle terre vive del Beaujolais, la cuvée Ambre Dissous 2020 di La Tribu Alonso è un rosso a parte, un vino di carattere che rompe con i codici stabiliti. Se il Gamay è qui protagonista, si tratta di un Gamay insolito, proveniente da vitigni tintori – una rarità nella regione. Questa scelta audace dà vita a un colore di una profondità accattivante, quasi torbido come un inchiostro di mistero, e annuncia già un'espressione singolare del terroir.
Il vigneto si estende su terreni granitici tipici del Beaujolais, in una zona dove si avvertono le influenze del vicino Rodano, portando note più scure, speziate, e una gradita tensione. È una terra di contrasti, tra freschezza del nord e generosità del sud, che La Tribu Alonso ha saputo domare con una sensibilità rara.
Metodi colturali
La Tribu Alonso è innanzitutto una filosofia. Quella di un ritorno all'essenziale, di un lavoro in simbiosi con la natura, lontano dagli artifici. Le viti sono coltivate senza input chimici, nel rispetto del vivente, dei cicli lunari e delle energie del luogo. Qui, ogni grappolo viene raccolto a mano, con un gesto quasi rituale, poi vinificato con il minor intervento possibile. La fermentazione avviene naturalmente, i lieviti indigeni prendono le redini per esprimere al meglio l'identità dell'uva e del suo terroir.
Questo approccio artigianale dà un vino libero, vibrante, senza trucco, dove il vitigno può cantare senza stonature. Ambre Dissous è il riflesso di una natura assunta, a volte selvaggia, ma sempre sincera.
Degustazione & abbinamenti
Nel bicchiere, Ambre Dissous 2020 seduce subito con il suo colore profondo, quasi violaceo, annunciando un vino dal carattere deciso. Il naso è un poema di spezie: pepe nero appena macinato, chiodi di garofano, con in filigrana una delicata nota di violetta, sottile richiamo alle influenze del Rodano. In bocca, la struttura è affermata, i tannini ben presenti ma elegantemente levigati, offrendo una sensazione al palato al tempo stesso ferma e setosa.
Questo vino non è lì per lusingare, interpella, interroga, invita alla contemplazione. Lo si immagina sia come aperitivo, per stimolare le papille gustative, che a tavola, in compagnia di una cucina generosa: una costata di manzo frollata, un tajine d'agnello con prugne, o anche un risotto ai funghi selvatici.
Ambre Dissous è un vino da condividere, ma anche da meditazione. Una bottiglia che racconta una storia, quella di un vitigno marginalizzato, di un terroir reinventato, e di una tribù che, lontano dai sentieri battuti, traccia la propria strada con cuore e convinzione.
Coince ta bulle 2023 rosato frizzante
Terroir, parcella e vitigno
Nel cuore del territorio di Blaye-Côtes-de-Bordeaux, sulla riva destra della Gironda, prosperano i vigneti dello Château Frédignac, tenuta a conduzione familiare guidata dall'impegno sincero dei Vignobles L’Amouller. È qui, su colline soleggiate e ventilate, che il Merlot trova un terreno ideale per esprimersi. Questa varietà emblematica di Bordeaux, solitamente vinificata in rosso, si rivela qui sotto una luce inaspettata e seducente: in rosato frizzante naturale. Il clima temperato e i terreni argilloso-calcarei del vigneto conferiscono alla cuvée "Coince ta bulle" una bella freschezza, una vivacità naturale e un fruttato croccante che evoca la golosità del momento.
Metodi di coltivazione
Fedele a una filosofia contadina rispettosa della vita, la tenuta è condotta in agricoltura biologica certificata dai marchi AB e Nature & Progrès. Qui, la vite è accudita senza input di sintesi, in un attento equilibrio tra terra, pianta e mano dell'uomo. La biodiversità è incoraggiata, i trattamenti sono delicati e misurati, e ogni intervento è fatto con l'obiettivo di preservare l'identità del suolo e la purezza del frutto. Questo approccio si estende naturalmente in cantina, dove la cuvée "Coince ta bulle" è elaborata con il metodo ancestrale: una sola fermentazione, senza aggiunta di lieviti né di solfiti, per un frizzante brut, spontaneo, vivo. Un vino libero, a immagine di coloro che lo producono.
Degustazione e abbinamenti
"Coince ta bulle" 2023 è un invito alla leggerezza, alla freschezza, alla semplice gioia di un momento condiviso. Il suo colore rosa pallido, delicatamente torbido, annuncia un naso brillante di piccoli frutti rossi – fragola fresca, lampone acidulo – mescolati a un tocco vivace di pompelmo rosa. In bocca, la bollicina è fine, gioiosa, con un attacco croccante e dissetante. Il frutto si esprime senza fronzoli, in un equilibrio perfetto tra dolcezza naturale e tensione salina.
Ideale per i momenti di relax, questo frizzante rosato naturale accompagna meravigliosamente un aperitivo estivo, un tagliere di verdure grigliate, sushi o pesce marinato. Fa anche miracoli intorno a un barbecue tra amici, dove il suo carattere leggero e fruttato rinfresca il palato e anima le conversazioni. Un vino di piacere, sincero e senza pretese, che dimostra che il naturale può essere anche festoso.
Pineau Biologico 2015 Bianco
Terroir, parcelle e vitigni
È nel cuore delle terre calcaree di Cognac, in questa regione dove il cielo e la vite si incontrano da secoli, che Alain Chadutaud coltiva con passione il suo Ugni-Blanc. Su un terreno argillo-calcareo tipico, le radici attingono la freschezza e la mineralità necessarie all'espressione di un Pineau bianco perfettamente equilibrato. L'annata 2015, bagnata dal sole e temperata dalle brezze atlantiche, ha permesso una perfetta maturazione delle uve, dando vita a una cuvée generosa e precisa.
Metodi di coltivazione
Fedele a una filosofia rispettosa del vivente, Alain Chadutaud lavora in biodinamica, con un'attenzione costante alla vitalità dei suoli e all'equilibrio della vite. Nessun input sintetico, ma pratiche dolci, una lavorazione del terreno meticolosa e preparazioni naturali per sostenere la pianta durante tutto il suo ciclo. La vendemmia, realizzata a piena maturità, precede il sottile assemblaggio del succo d'uva e dell'acquavite di Cognac casereccia, secondo il savoir-faire tradizionale del Pineau des Charentes. L'invecchiamento avviene lentamente, in botti, al fine di sviluppare quella complessità aromatica così caratteristica.
Degustazione e abbinamenti
Fin dal primo naso, il Pineau Biologico 2015 si apre su un bouquet affascinante di frutti canditi, albicocca secca e miele d'acacia, sottolineato da un tocco di mandorla dolce. In bocca, la magia opera: l'attacco è vivace, quasi agrumato, poi subentra una rotondità mielata che accarezza il palato, sostenuta da una trama acida che evita ogni pesantezza. L'equilibrio è perfetto, la persistenza notevole, lasciando nel finale una sensazione di freschezza e golosità.
È un pineau di carattere, allo stesso tempo solare e tonico, ideale come aperitivo, servito fresco con stuzzichini dalle note iodate o sfogliatine al formaggio. Accompagna anche con nobiltà un foie gras semicotto, di cui sottolinea la ricchezza senza sovrastarla. Per il dessert, si abbina magnificamente con una crostata alle mandorle, un tortino al cioccolato fondente o anche un roquefort ben stagionato per un'esperienza dolce-salata intensa.
Il Pineau Biologico 2015 di Alain Chadutaud è molto più di un aperitivo: è un invito a scoprire un terroir vivente, una visione artigianale e una maestria del tempo che si esprime in ogni bicchiere.
Dolce et Cabanon Rouge 2024
Terroir, parcella e vitigno
È nel cuore del Beaujolais, in un angolo di campagna dove la vite cresce con spensieratezza, che nasce Dolce et Cabanon 2024, un rosso atipico, vibrante e pieno di fascino. Questa cuvée, firmata da La Tribu Alonso, sfida le convenzioni con brio: assembla non meno di 52 vitigni ibridi, di cui il 30% di Seibel 54/55, sostenuti dalla freschezza aromatica del Moscato Piccolo Grano — una rarità in versione rossa, qui sublimata. Questo caleidoscopio vegetale dà vita a un vino libero e indisciplinato, come un giardino selvaggio dove ogni pianta trova il suo posto.
Metodi colturali
La vigna è coltivata con cura, in ascolto della vita e delle stagioni, senza fretta né dogmi. Ogni ceppo è accompagnato a mano, ogni grappolo raccolto con rispetto, con un approccio profondamente artigianale. Questo attento lavoro del suolo, questo rapporto con la natura, permettono ai vitigni, classici o dimenticati, di esprimersi con precisione e spontaneità. In cantina, la stessa filosofia: gesti semplici, una vinificazione intuitiva, per lasciare che il vino parli senza filtri.
Degustazione e abbinamenti
Dolce et Cabanon 2024 è un rosso succoso, morbido e beverino, allo stesso tempo generoso e leggero. Già al primo naso, seduce con le sue note di frutti rossi ben maturi, ravvivate da un tocco erbaceo e speziato. Poi arrivano sentori di agrumi, quasi inaspettati, che rinfrescano l'insieme e conferiscono a questo vino un ritmo allegro, un po' birichino. In bocca, i tannini si esprimono con delicatezza, disegnando una trama elegante, sempre sostenuta dalla freschezza.
Compagno perfetto per i barbecue estivi, le carni alla griglia o le serate in giardino tra amici, è un vino che invita alla condivisione e ai momenti semplici. Ma dietro questa convivialità dichiarata si cela un vero e proprio lavoro di orologeria, una ricerca di equilibrio tra rusticità e finezza, tra natura e cultura.
Le Serret 1826 Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore solare della Valle del Rodano meridionale, dove i ciottoli arrotolati conservano la memoria dei giorni caldi e delle notti fresche, nasce Le Serret 1826, un vino rosso dal nome carico di emozione e storia. Dietro questa cuvée 100% Carignan si nasconde molto più di una semplice annata: un vibrante omaggio alle radici familiari di Justine Vigne, vignaiola appassionata, che firma qui un vino profondo, radicato, sincero. Il nome "1826" evoca l'anno di insediamento della famiglia Vigne a Richerenches, mentre "Le Serret" designa la primissima parcella del domaine, piantata nel 1955 dal nonno di Justine, come un atto di fede nella terra e nel tempo.
Questo Carignan, vitigno spesso dimenticato, ritrova qui tutta la sua nobiltà, magnificato da un terroir solare e ventoso, propizio a un'espressione pura e strutturata. Il suolo, nutrito di storia e di silenzio, lascia che il frutto parli con intensità.
Metodi colturali
Fedele a un approccio artigianale e rispettoso della vita, Justine Vigne coltiva le sue vigne in agricoltura biologica, con un'attenzione meticolosa a ogni gesto. La lavorazione dei suoli è delicata, gli interventi misurati, lasciando al vegetale la cura di esprimersi senza vincoli. In vigna come in cantina, la filosofia è chiara: non forzare nulla, accompagnare la materia, preservare l'identità. La vinificazione, precisa e senza artifici, mira alla giustezza, alla sincerità, alla luce interiore del frutto. Così, Le Serret 1826 si presenta come un'ode alla pazienza e alla fedeltà alle origini.
Degustazione & abbinamenti
All'apertura, Le Serret 1826 – annata 2021 dispiega un naso denso e incantevole: cuoio patinato, frutti neri maturi come la mora o la prugna, e una trama speziata che evoca la macchia mediterranea dopo la pioggia. In bocca, il vino impone la sua struttura affermata, senza pesantezza, con una freschezza salivante che allunga il finale e invita alla golosità. La materia è netta, tesa, precisa, rivelando un equilibrio raro tra intensità ed eleganza.
Questo vino richiama piatti generosi e di carattere: carni alla griglia, salumi artigianali, formaggi stagionati, carni rosse succose. Accompagna meravigliosamente una costata di manzo cotta al fuoco di legna o un piatto di toma ben stagionata, rivelando allora tutte le sue sfumature nel dialogo con il piatto.
Con Le Serret 1826, Justine Vigne consegna un vino di memoria e di convinzione, un vino di lignaggio e di luogo, che colpisce per la sua sincerità quanto per la sua maestria. Una bottiglia che non si limita a raccontare una storia: la fa vivere, sorso dopo sorso.
Ultreia Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore della Valle del Rodano, in una zona libera dalle classificazioni abituali, Justine Vigne traccia il suo percorso. "Vin de France" sull'etichetta, ma portatore di una forte identità, Ultreia Rosso 2021 racconta un terroir fatto di sole, pietra e vento. Le uve provengono da parcelle accuratamente scelte, dove Grenache e Cinsault, entrambi da viti di Syrah coltivate in biodinamica, trovano il loro equilibrio naturale. Questa composizione originale conferisce a Ultreia la sua firma unica, tra generosità del frutto e slancio vitale.
Metodi colturali
Justine Vigne coltiva molto più che viti: incarna una filosofia. Ogni gesto nella vigna è pensato con rispetto, in armonia con i cicli lunari e le energie del vivente. La certificazione in Agricoltura Biologica (AB) è solo un punto di partenza: le sue parcelle respirano in biodinamica, senza prodotti di sintesi, con compost fatto in casa e infusi vegetali. Questo approccio artigianale, paziente e sincero, si ritrova in ogni goccia del vino, come un discreto eco al passo lento dei pellegrini.
Degustazione & abbinamenti
Ultreia Rosso 2021 si apre come una promessa sussurrata: un colore rosso profondo, quasi vellutato, annuncia già la generosità del frutto. Il naso è una passeggiata tra le colline: frutti rossi ben maturi, ribes nero, fico nero, ravvivati da note di gariga, spezie dolci e un tocco di mandorla tostata. Una mineralità salina arieggia l'insieme, come un soffio sulla pelle.
In bocca, la magia opera. I tannini sono fini, setosi, quasi carezzevoli. Il vino scivola con morbidezza, succoso, digeribile, sostenuto da una freschezza salivante che invita al secondo bicchiere. Vi si ritrova tutta la sincerità di Justine, la sua volontà di far parlare la terra senza artifici.
Ultreia è un vino di condivisione, di tavola imbandita sotto le stelle, di risate attorno a carni alla griglia, di piatti di salumi, di momenti in cui la vita si gusta senza fretta.
"Ultreia" dicevano i pellegrini: oltre, sempre più lontano. Questo vino è un incoraggiamento a continuare, a meravigliarsi, a celebrare ciò che ci lega. Una cuvée artigianale, poetica e gioiosamente umana.
Yoga Rosso 2021
Terroir, parcelle e vitigni
È nel cuore della Valle del Rodano, su un terroir liberamente interpretato sotto l'etichetta "Vin de France", che Justine Vigne firma Yoga 2021. Una cuvée 100% Syrah, coltivata con passione su terreni baciati dal sole, dove le viti traggono la loro forza dalla roccia e dal tempo. Questa scelta di denominazione libera permette alla viticoltrice di esprimere senza vincoli tutta la ricchezza della sua uva, fedele all'identità del suo vigneto e alla sua visione artigianale del vino.
Metodi di coltivazione
Da Justine Vigne, la vite è coltivata con il massimo rispetto per la vita. In Agricoltura Biologica certificata, ogni pianta è curata a mano, con un approccio delicato e intuitivo. La vendemmia è esclusivamente manuale, selezionando le uve più belle a perfetta maturazione. La fermentazione avviene naturalmente, grazie ai lieviti indigeni presenti sulle bacche, senza aggiunta di solfiti, senza chiarifica né filtrazione: un gesto radicalmente puro, che lascia parlare il frutto e l'annata. Yoga è un vino vivo, sincero, che riflette senza artifici il lavoro del terreno e l'anima del luogo.
Degustazione e abbinamenti
Denso e strutturato, Yoga 2021 si presenta con un colore profondo e vellutato. Sin dal primo naso, il vino seduce con avvolgenti aromi di frutti neri ben maturi – mora, mirtillo, cassis – proseguiti da un tocco di mandorla tostata e sottili note torrefatte che evocano il cacao o il caffè. In bocca, l'attacco è ampio, la texture generosa, sostenuta da tannini morbidi e una bella tensione che equilibra la ricchezza del frutto. Il finale, persistente e caldo, lascia un'impressione di armonia e pienezza.
Questo vino rosso di carattere accompagnerà felicemente una cucina tradizionale: una daube di manzo alle olive, un cosciotto d'agnello arrosto, un gratin di funghi o un tagliere di formaggi stagionati. E per i più pazienti, qualche anno in cantina gli permetterà di acquisire complessità e profondità. Yoga è una cuvée radicata e vibrante al tempo stesso, che invita alla disconnessione e al piacere, in un perfetto equilibrio tra potenza ed eleganza.
Amagalmay Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nato dalle terre vivaci della Borgogna, "Amagalmay" 2021 del Domaine Athénaïs è una cuvée tanto originale quanto espressiva, nata dall'inedita unione di due vitigni: il Gamay, rosso emblematico della golosità, e l'Aligoté, solitamente bianco, qui vinificato per arricchire l'insieme di una bella freschezza. Classificato come Vin de France, questo vino libero e creativo gioca con le convenzioni per offrire una lettura spontanea e sincera del terroir borgognone. Il risultato è un vino di piacere, fruttato, leggermente tannico e deliziosamente accessibile.
Metodi di coltivazione
Il Domaine Athénaïs è guidato da una filosofia artigianale e rispettosa degli organismi viventi. Certificato in Agricoltura Biologica, il vigneto è lavorato con cura, con un approccio delicato e naturale. I suoli sono arati con attenzione, i trattamenti sono limitati a prodotti di origine naturale, e ogni pianta di vite è accompagnata nel suo ciclo senza mai essere costretta. In cantina, la vinificazione in vasche di acciaio inox permette di esaltare la freschezza e la croccantezza del frutto, senza artifizi, per offrire un vino puro, gioioso e sincero.
Degustazione & abbinamenti
"Amagalmay" 2021 affascina fin dall'apertura con i suoi aromi franchi di ciliegia succosa e lampone brillante, rilevati da un fine tocco di spezie dolci. In bocca, la texture è morbida, i tannini fusi, con una bella vivacità che prolunga il piacere. È un vino da amici, da aperitivo improvvisato, da cene condivise senza fronzoli. Si abbina meravigliosamente con una cucina quotidiana: torte salate, insalate composte, gratin casalinghi, pizza rustica o anche un pollo arrosto alle erbe. Leggermente rinfrescato, diventa ancora più digeribile e beverino.
Goloso, naturale e conviviale, "Amagalmay" è un invito alla semplicità gioiosa, quella dei bei momenti condivisi attorno a una bottiglia senza pretese ma piena di fascino. Una cuvée che porta in alto i valori di un vino vivo, biologico e borgognone.
Amignes Blanc 2017
Terroir, parcellaire e vitigno
Arroccato sulle luminose alture del Vallese in Svizzera, l'Amignes 2017 del Domaine Julien Guillon trae le sue origini da un vigneto di montagna dove il vitigno Amigne si esprime con rara purezza. Su queste terre scoscese, bagnate dal sole ma rinfrescate dalle brezze alpine, le viti traggono la loro forza da un suolo minerale e vivo. Questo incontro tra altitudine, luce e roccia dà vita a un frutto cesellato e concentrato, che contraddistingue l'identità unica di questa cuvée bianca, secca e intensa.
Metodi colturali
Julien Guillon, vignaiolo libero e ispirato, coltiva le sue viti come si cura un giardino selvaggio. In biodinamica, con un rispetto assoluto dell'ecosistema e un'estrema sensibilità al ritmo della natura, accompagna ogni vite verso il suo pieno potenziale. Le vinificazioni sono naturali, senza input né artifici, permettendo all'Amigne di rivelarsi in tutta la sua verità. L'affinamento, lungo e curato, affina il vino senza mai mascherare la sua tensione né la sua trasparenza.
Degustazione e abbinamenti
Fin dal primo olfatto, l'Amignes 2017 incanta con una singolare palette aromatica: mandorla fresca, limone maturo, frutta bianca succosa, miele selvatico ed erbe alpine si intrecciano con delicatezza. In bocca, la magia opera: un'acidità viva apporta slancio e freschezza, mentre una nobile amarezza equilibra l'insieme con un finale diretto e persistente. Il palato è equilibrato, profondo, con una mineralità gessosa che evoca il terroir di altitudine.
Questo vino richiede abbinamenti sottili e precisi: un ceviche di orata al lime, asparagi bianchi arrostiti, una toma di pecora stagionata o una cucina asiatica leggermente speziata. Accompagnerà con eleganza i piatti che giocano sulla freschezza e la finezza.
L'Amignes 2017 è il soffio puro delle montagne svizzere, catturato in un vino vivo, cesellato e luminoso. Una bottiglia rara, firmata Julien Guillon, che unisce con brio la nobiltà di un terroir e la libertà di un artigiano.
Gabbrodo Magnum Blanc 2022
De Vini
Il Gabbrodo 2022 di De Vini (Vinilibre) è un'ode al terroir del Pays Nantais. Questo vino naturale senza alcun additivo esprime con finezza il Melon de Bourgogne, vitigno emblematico della regione. Proveniente dai suoli di gabbro, una roccia vulcanica rara nella Loira, beneficia di un affinamento di 9 mesi in giare di gres, conferendo una purezza e una tensione notevoli a questo bianco d'eccezione.
Il suo colore pallido con riflessi dorati annuncia un vino luminoso e cristallino. Il naso seduce con la sua freschezza e complessità aromatica: note di agrumi (limone, pompelmo), frutti bianchi (pera, pesca) e un tocco iodato che ricorda la sua origine marittima. In bocca, l'attacco è franco e vivace, sostenuto da una bella acidità e una mineralità tagliente. L'affinamento in giara apporta una texture setosa, pur preservando la tensione e la freschezza del vino. Il finale è lungo, salino, con una persistenza delicatamente affumicata che invita alla degustazione.
Il Gabbrodo 2022 si rivela un compagno ideale per i prodotti del mare. Esalterà una capasanta al tartufo, un'astice alla griglia, un branzino in crosta di sale o una lucioperca al burro bianco. Da servire tra 10 e 12°C, può essere degustato subito per la sua freschezza vibrante o attenderà in cantina 5-10 anni per svelare tutta la sua complessità.
Gabbrodo Bianco 2022
Di Vini
Il Gabbrodo 2022 di De Vini (Vinilibre) è un'ode al terroir del Pays Nantais. Questo vino naturale senza alcun additivo esprime con finezza il Melon de Bourgogne, vitigno simbolo della regione. Proveniente dai suoli di gabbro, una roccia vulcanica rara nella Loira, beneficia di un affinamento di 9 mesi in giare di gres, conferendo una purezza e una tensione notevoli a questo bianco d'eccezione.
Il suo colore pallido con riflessi dorati annuncia un vino luminoso e cristallino. Il naso seduce con la sua freschezza e complessità aromatica: note di agrumi (limone, pompelmo), di frutti bianchi (pera, pesca) e un tocco iodato che ricorda la sua origine marittima. In bocca, l'attacco è franco e vivace, sostenuto da una bella acidità e una mineralità tagliente. L'affinamento in giara apporta una texture setosa, pur preservando la tensione e la freschezza del vino. Il finale è lungo, salino, con una persistenza delicatamente affumicata che invita alla degustazione.
Il Gabbrodo 2022 si rivela un compagno ideale per i prodotti del mare. Esalterà una capasanta al tartufo, un'aragosta alla griglia, un branzino in crosta di sale o un lucioperca al burro bianco. Da servire tra 10 e 12°C, può essere degustato fin da subito per la sua freschezza brillante o attendere in cantina 5-10 anni per svelare tutta la sua complessità.
Cuvée 0.72+ (cuvée esclusiva) bianco 2019
De Vini
0.72 + è un vino bianco secco da negoce, biologico, naturale e realizzato senza solfiti aggiunti né additivi chimici da Christophe Bosque di De Vini. Ci arriva direttamente dal paese del muscadet, l'estuario della Loira. Senza averne la denominazione (è un Vin de France), può essere considerato un muscadet e bevuto come tale.
In vigna e in cantina
0.72 + bianco di De Vini è composto al 100% da melon de Bourgogne (altro nome del vitigno muscadet) piantato a Maisdon-sur-Sèvre (Loira Atlantica) su terreni di gabbro caratteristici della regione. Il gabbro è una roccia magmatica a tessitura granulare che poggia su un sottosuolo granitico, e questo produce vini bianchi splendidi, vivaci e minerali. Gabbro e granito sono i suoli preferiti da Vinilibre e costituiscono un prezioso patrimonio viticolo. Il vino è stato affinato in vasche di cemento interrate (tradizionali in questa regione) per un anno, sulle fecce, senza alcun apporto.
Se volete sapere...
Il nome della cuvée deriva da un aneddoto: all'origine, a causa di un piccolo incidente tecnico durante l'imbottigliamento, la bottiglia non conteneva esattamente la quantità standard. L'errore è stato corretto da allora (0.72 + di De Vini è alla sua quarta annata).
Degustazione
Lasciamo la parola al vignaiolo: «Ha un sapore divino!» Tre anni di bottiglia non hanno fatto altro che lucidarlo, cesellarlo e migliorarlo. «Il gabbro, più è vecchio, migliore è», confida anche il suo autore. Questo vino è eccellente da bere subito o più tardi, ben fresco. Un'elegante acidità unita a una rotondità equilibrante, un lato salino e salivante fanno di 0.72 + un compagno insostituibile di frutti di mare crudi, ostriche, sashimi e sushi, tartare e carpacci di pesce, o pesci affumicati. Questa cuvée esiste anche in rosso.
Scopri di più su Christophe Bosque e De Vini
De Vini, insieme al commercio Vinilibre, è l'attività poliedrica di Christophe Bosque, originario di Saint-Nazaire. Il vino lo appassiona da sempre. Ci interessiamo in particolare alle sue creazioni locali, provenienti dalla sua vigna di circa due ettari e fermentate in vasche interrate alla nantaise — una vera e propria reinvenzione del muscadet (fuori denominazione) in modalità naturale.
Innamorato del gabbro
Dopo aver trascorso anni come commerciante, importatore, poi commerciante vinificatore, questo ex cameraman con un BTS in enologia-viticoltura acquisisce nel 2017 alcune parcelle (due ettari) di vigne di melon de Bourgogne a Gorges, nella Loira Atlantica, vicino a Clisson. I terreni sono costituiti da gabbro su substrato granitico, una configurazione pedologica particolare della regione di Nantes e in particolare di Clisson. Christophe non smette di elogiare questo tipo di suolo.
Muscadet migliore
Le cuvée di Christophe possono provenire da uve acquistate sui migliori terroir francesi, in particolare in Linguadoca, ma il vignaiolo conserva un affetto particolare per le sue vigne, che cura con passione e attenzione al terroir. Sulle sue etichette e nelle sue denominazioni si nota un tocco di umorismo e di senso del gioco di parole, ma nella bottiglia, è roba seria, vini fuori dagli schemi come piace a lui.
Alburostre Blanc 2023
De Vini
Alburostre è un vino bianco biologico, biodinamico e naturale prodotto da Christophe Bosque (De Vini) nel Pays Nantais a partire dal vitigno Folle Blanche. Proviene da viti che crescono a Gorges (Loira Atlantica), nel domaine del vignaiolo, su suoli di gabbro. Classificato Vin de France. La Folle Blanche o Gros-Plant è un vitigno tipico del Pays Nantais, dove è conosciuto dal XVI secolo e si trova molto bene su suoli di gabbro. Molto adatto alla distillazione, è anche un vitigno dell'Armagnac e del Cognac. Tipicamente produce vini poco alcolici e di colore chiaro: Alburostre è tutto questo.
Vinificazione
Le Folle Blanche biologiche vendemmiate per Alburostre vengono pressate direttamente, fermentate con lieviti indigeni, quindi il vino viene affinato nove mesi sui lieviti in giare di gres. Nessun incollaggio, solfitazione o filtrazione.
Degustazione
Alburostre significa "bianco-becco" in francese antico. Nonostante la sua pallidezza – tipica della folle-blanche –, non ha nulla di uno sprovveduto inesperto. È un vino bianco molto bello, facile da bere (10 gradi alcolici), morbido, amabile, cesellato e tutto in purezza. Una bella nota fermentativa, lievitata, si eleva al di sopra della sua semplice descrizione per avvolgere il palato e accentuare ancora la lunghezza del vino. Molto goloso: riservatelo ai più bei salmoni affumicati, ai frutti di mare e persino al caviale. Il viticoltore consiglia tartare di salmone al coriandolo, trancio di merluzzo con burro bianco, o percebes al vapore.
Maggiori informazioni su Christophe Bosque e De Vini
De Vini, con il commercio di Vinilibre, è l'attività multifunzionale di Christophe Bosque, originario di Saint-Nazaire. Il vino lo appassiona da sempre. Siamo particolarmente interessati alle sue creazioni locali, provenienti dalla sua vigna di circa due ettari e fermentate in vasche interrate alla maniera di Nantes – una vera e propria reinvenzione del Muscadet (fuori denominazione) in modalità naturale.
Innamorato del gabbro
Dopo aver trascorso anni come commerciante, importatore e poi commerciante-vinificatore, questo ex cameraman con un diploma BTS in enologia-viticoltura acquista nel 2017 alcune parcelle (due ettari) di vigneti di Melon de Bourgogne a Gorges, nella Loira Atlantica, vicino a Clisson. I suoli sono costituiti da gabbro su substrato granitico, una configurazione pedologica particolare della regione di Nantes e in particolare di Clisson. Christophe non smette di elogiare questo tipo di suolo.
Muscadet in meglio
Le cuvée di Christophe possono provenire da uve acquistate sui migliori terroir francesi, in particolare nel Languedoc, ma il vignaiolo conserva un affetto particolare per le sue vigne, che cura con passione e attenzione al terroir. Sulle sue etichette e nelle sue denominazioni si nota un tocco di umorismo e un senso del gioco di parole, ma nella bottiglia è una cosa seria, vini fuori dai sentieri battuti come piacciono a lui.