Produttore: Domaine Vinci

Domaine Vinci

Emmanuelle Vinci e Olivier Varichon creano vini liberi e profondi nella selvaggia valle dell'Agly. Su 7 ettari di vecchie vigne biologiche, lavorano a mano, con pazienza e audacia, per lasciare che il terroir si esprima senza artifici. Le loro cuvée — rossi potenti, bianchi sottili — raccontano una storia vera, cruda e sensibile. Vini da domare, fatti per chi ama essere sorpreso.

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Stabilirsi a Estagel, nel cuore della selvaggia valle dell'Agly, non è mai una scelta banale. È la decisione presa da Emmanuelle Vinci e Olivier Varichon dopo aver esplorato gli orizzonti del vino in tutto il mondo. Il loro ritorno alle origini della viticoltura si traduce in un approccio artigianale, maturo, radicato nella ricerca di autenticità e di libera espressione. Insieme, hanno dato vita al Domaine Vinci, un piccolo gioiello del Roussillon dove ogni bottiglia racconta una storia singolare. La coppia combina impegno biologico, amore per le vigne vecchie e gusto del rischio — perché qui, nulla è fisso, tutto si tenta. Il risultato sono vini vivi, a volte indisciplinati, ma sempre commoventi. Il loro stile evoca una poesia grezza, un modo di lasciare che il vino parli, anche se a volte disorienta i palati troppo assennati.

Terroir, parcelle e vitigni

Sui 7 ettari della tenuta, le vigne fioriscono in un paesaggio solare, tra scisti e calcari spazzati dalla tramontana. Il clima mediterraneo, secco e luminoso, forgia uve concentrate ed espressive. L'età media delle vigne — cinquant'anni — conferisce al vigneto una certa saggezza, trasmessa fino al bicchiere. In rosso, il carignano regna sovrano (50%), accompagnato dal grenache noir (30%) e dal mourvèdre (20%). Il bianco si basa interamente sul macabeo, vitigno locale che la coppia interpreta con sensibilità. Nessun acquisto di uve qui: tutto proviene dalle parcelle della tenuta, coltivate e raccolte a mano.

Metodi colturali

Certificato in agricoltura biologica, il Domaine Vinci dedica un'attenzione estrema a ogni singola pianta. Le vecchie viti ad alberello sono lavorate individualmente, in un'ottica di rispetto della vita. Il terreno è coltivato con delicatezza, i trattamenti sono limitati allo stretto necessario e la vendemmia manuale garantisce una selezione precisa. Questa cura paziente, quasi meditativa, fa parte del DNA della tenuta: si cerca meno di controllare che di accompagnare.

Vinificazione

In cantina, la filosofia rimane la stessa: lasciare che il frutto si esprima senza fronzoli né artifici. Le vinificazioni sono naturali, senza lieviti esogeni, con macerazioni adattate alla sensazione di ogni annata. Gli affinamenti, in vasche o in contenitori neutri, preservano la freschezza e l'identità dei succhi. Pochi o nessun additivo, nessuna mascheratura: i vini si presentano a volto scoperto, a volte assumendo la loro rugosità o instabilità. Ma è in questa sincerità che risiede il loro fascino.

Degustazione e abbinamenti

Le cuvée del Domaine Vinci non si rivelano tutte in una volta. A volte bisogna domarle, come questo Maquis, lledoner pelut fruttato e senza filtri, la cui bocca può sembrare tesa ma che si apre magnificamente con un po' d'aria. Il Rafalot, ottenuto da carignano centenario, dispiega una materia più densa, con un leggero tocco di ossidazione che gli si addice perfettamente. Vi si ritrovano sangue, cuoio, un'energia tellurica — è un vino invernale, per piatti di terra, carni brasate o formaggi stagionati. I bianchi, invece, conducono il macabeo su sentieri sottili, tra tensione e dolcezza. Vini che non cercano di piacere a tutti i costi, ma che ricompensano ampiamente chi si prende il tempo di ascoltarli.

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