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L'Oublié Rouge 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore del Languedoc-Roussillon, tra la garriga selvaggia e le terre sassose bagnate di luce, L'Oublié 2021 racconta una storia di tempo, sole e memoria. Questa cuvée rossa tranquilla, firmata Mas Coutelou, nasce da un assemblaggio di Syrah, Carignan e Cinsault, tre vitigni profondamente radicati nella storia vitivinicola del Sud. Ciascuno porta la sua voce a questo coro mediterraneo: la Syrah per la struttura e le spezie, il Carignan per la profondità e la grana della buccia, il Cinsault per la freschezza e la rotondità fruttata. Ma ciò che rende L'Oublié unico è la sua paziente costruzione: una solera, o "perpetua", nutrita di vini provenienti da undici annate diverse, tra cui un Carignan del 2001, il primo anello di una memoria vivente.
Metodi colturali
Jeff Coutelou, figura libera e ispirata del vino naturale, coltiva le sue viti secondo i principi dell'agricoltura biologica certificata. Al Mas Coutelou, ogni vite è curata come un individuo, ogni suolo rispettato come un organismo vivente. Nessun apporto chimico, nessun compromesso: la natura si esprime senza filtri, e il vino diventa compagno del vivente. La vinificazione segue la stessa filosofia senza artifici. Nessun solfo aggiunto, nessuna correzione. Sono il frutto, il tempo e l'energia delle annate passate a plasmare questa rara cuvée. Il processo di solera, raramente utilizzato nel vino rosso tranquillo, apporta qui una complessità quasi mistica, dove ogni annata arricchisce la successiva, in un ciclo infinito di trasmissione e profondità.
Degustazione e abbinamenti
L'Oublié 2021 si apre come una porta verso un altrove caldo e avvolgente. Il naso è una passeggiata sensoriale: cuoio patinato, frutti neri maturi, lampi di frutti rossi, liquirizia dolce, sentori di spezie orientali… In bocca, è una materia densa, solare, carnosa, ma senza pesantezza. L'energia del vino è palpabile, quasi vibrante. L'ampiezza si unisce a una tensione viva, come se le annate antiche infondessero saggezza ed equilibrio alle più giovani. È un vino che racconta una storia ad ogni sorso, una memoria trasmessa dal fondo delle botti.
A tavola, accompagna meravigliosamente una costata di manzo alla griglia, una spalla d'agnello confit o un tagliere di salumi pregiati. Ma sa anche bastare a se stesso, come vino da meditazione, da gustare lentamente, alla luce di una sera d'estate.
L'Oublié non è un vino come gli altri. È un manifesto sensoriale, un'opera collettiva del tempo e della terra, firmata da un vignaiolo visionario. Una bottiglia rara, profonda, che merita che si prenda il tempo… di non dimenticarla.
Le Serret 1826 Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore solare della Valle del Rodano meridionale, dove i ciottoli arrotolati conservano la memoria dei giorni caldi e delle notti fresche, nasce Le Serret 1826, un vino rosso dal nome carico di emozione e storia. Dietro questa cuvée 100% Carignan si nasconde molto più di una semplice annata: un vibrante omaggio alle radici familiari di Justine Vigne, vignaiola appassionata, che firma qui un vino profondo, radicato, sincero. Il nome "1826" evoca l'anno di insediamento della famiglia Vigne a Richerenches, mentre "Le Serret" designa la primissima parcella del domaine, piantata nel 1955 dal nonno di Justine, come un atto di fede nella terra e nel tempo.
Questo Carignan, vitigno spesso dimenticato, ritrova qui tutta la sua nobiltà, magnificato da un terroir solare e ventoso, propizio a un'espressione pura e strutturata. Il suolo, nutrito di storia e di silenzio, lascia che il frutto parli con intensità.
Metodi colturali
Fedele a un approccio artigianale e rispettoso della vita, Justine Vigne coltiva le sue vigne in agricoltura biologica, con un'attenzione meticolosa a ogni gesto. La lavorazione dei suoli è delicata, gli interventi misurati, lasciando al vegetale la cura di esprimersi senza vincoli. In vigna come in cantina, la filosofia è chiara: non forzare nulla, accompagnare la materia, preservare l'identità. La vinificazione, precisa e senza artifici, mira alla giustezza, alla sincerità, alla luce interiore del frutto. Così, Le Serret 1826 si presenta come un'ode alla pazienza e alla fedeltà alle origini.
Degustazione & abbinamenti
All'apertura, Le Serret 1826 – annata 2021 dispiega un naso denso e incantevole: cuoio patinato, frutti neri maturi come la mora o la prugna, e una trama speziata che evoca la macchia mediterranea dopo la pioggia. In bocca, il vino impone la sua struttura affermata, senza pesantezza, con una freschezza salivante che allunga il finale e invita alla golosità. La materia è netta, tesa, precisa, rivelando un equilibrio raro tra intensità ed eleganza.
Questo vino richiama piatti generosi e di carattere: carni alla griglia, salumi artigianali, formaggi stagionati, carni rosse succose. Accompagna meravigliosamente una costata di manzo cotta al fuoco di legna o un piatto di toma ben stagionata, rivelando allora tutte le sue sfumature nel dialogo con il piatto.
Con Le Serret 1826, Justine Vigne consegna un vino di memoria e di convinzione, un vino di lignaggio e di luogo, che colpisce per la sua sincerità quanto per la sua maestria. Una bottiglia che non si limita a raccontare una storia: la fa vivere, sorso dopo sorso.
Ultreia Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore della Valle del Rodano, in una zona libera dalle classificazioni abituali, Justine Vigne traccia il suo percorso. "Vin de France" sull'etichetta, ma portatore di una forte identità, Ultreia Rosso 2021 racconta un terroir fatto di sole, pietra e vento. Le uve provengono da parcelle accuratamente scelte, dove Grenache e Cinsault, entrambi da viti di Syrah coltivate in biodinamica, trovano il loro equilibrio naturale. Questa composizione originale conferisce a Ultreia la sua firma unica, tra generosità del frutto e slancio vitale.
Metodi colturali
Justine Vigne coltiva molto più che viti: incarna una filosofia. Ogni gesto nella vigna è pensato con rispetto, in armonia con i cicli lunari e le energie del vivente. La certificazione in Agricoltura Biologica (AB) è solo un punto di partenza: le sue parcelle respirano in biodinamica, senza prodotti di sintesi, con compost fatto in casa e infusi vegetali. Questo approccio artigianale, paziente e sincero, si ritrova in ogni goccia del vino, come un discreto eco al passo lento dei pellegrini.
Degustazione & abbinamenti
Ultreia Rosso 2021 si apre come una promessa sussurrata: un colore rosso profondo, quasi vellutato, annuncia già la generosità del frutto. Il naso è una passeggiata tra le colline: frutti rossi ben maturi, ribes nero, fico nero, ravvivati da note di gariga, spezie dolci e un tocco di mandorla tostata. Una mineralità salina arieggia l'insieme, come un soffio sulla pelle.
In bocca, la magia opera. I tannini sono fini, setosi, quasi carezzevoli. Il vino scivola con morbidezza, succoso, digeribile, sostenuto da una freschezza salivante che invita al secondo bicchiere. Vi si ritrova tutta la sincerità di Justine, la sua volontà di far parlare la terra senza artifici.
Ultreia è un vino di condivisione, di tavola imbandita sotto le stelle, di risate attorno a carni alla griglia, di piatti di salumi, di momenti in cui la vita si gusta senza fretta.
"Ultreia" dicevano i pellegrini: oltre, sempre più lontano. Questo vino è un incoraggiamento a continuare, a meravigliarsi, a celebrare ciò che ci lega. Una cuvée artigianale, poetica e gioiosamente umana.
Yoga Rosso 2021
Terroir, parcelle e vitigni
È nel cuore della Valle del Rodano, su un terroir liberamente interpretato sotto l'etichetta "Vin de France", che Justine Vigne firma Yoga 2021. Una cuvée 100% Syrah, coltivata con passione su terreni baciati dal sole, dove le viti traggono la loro forza dalla roccia e dal tempo. Questa scelta di denominazione libera permette alla viticoltrice di esprimere senza vincoli tutta la ricchezza della sua uva, fedele all'identità del suo vigneto e alla sua visione artigianale del vino.
Metodi di coltivazione
Da Justine Vigne, la vite è coltivata con il massimo rispetto per la vita. In Agricoltura Biologica certificata, ogni pianta è curata a mano, con un approccio delicato e intuitivo. La vendemmia è esclusivamente manuale, selezionando le uve più belle a perfetta maturazione. La fermentazione avviene naturalmente, grazie ai lieviti indigeni presenti sulle bacche, senza aggiunta di solfiti, senza chiarifica né filtrazione: un gesto radicalmente puro, che lascia parlare il frutto e l'annata. Yoga è un vino vivo, sincero, che riflette senza artifici il lavoro del terreno e l'anima del luogo.
Degustazione e abbinamenti
Denso e strutturato, Yoga 2021 si presenta con un colore profondo e vellutato. Sin dal primo naso, il vino seduce con avvolgenti aromi di frutti neri ben maturi – mora, mirtillo, cassis – proseguiti da un tocco di mandorla tostata e sottili note torrefatte che evocano il cacao o il caffè. In bocca, l'attacco è ampio, la texture generosa, sostenuta da tannini morbidi e una bella tensione che equilibra la ricchezza del frutto. Il finale, persistente e caldo, lascia un'impressione di armonia e pienezza.
Questo vino rosso di carattere accompagnerà felicemente una cucina tradizionale: una daube di manzo alle olive, un cosciotto d'agnello arrosto, un gratin di funghi o un tagliere di formaggi stagionati. E per i più pazienti, qualche anno in cantina gli permetterà di acquisire complessità e profondità. Yoga è una cuvée radicata e vibrante al tempo stesso, che invita alla disconnessione e al piacere, in un perfetto equilibrio tra potenza ed eleganza.
Amagalmay Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nato dalle terre vivaci della Borgogna, "Amagalmay" 2021 del Domaine Athénaïs è una cuvée tanto originale quanto espressiva, nata dall'inedita unione di due vitigni: il Gamay, rosso emblematico della golosità, e l'Aligoté, solitamente bianco, qui vinificato per arricchire l'insieme di una bella freschezza. Classificato come Vin de France, questo vino libero e creativo gioca con le convenzioni per offrire una lettura spontanea e sincera del terroir borgognone. Il risultato è un vino di piacere, fruttato, leggermente tannico e deliziosamente accessibile.
Metodi di coltivazione
Il Domaine Athénaïs è guidato da una filosofia artigianale e rispettosa degli organismi viventi. Certificato in Agricoltura Biologica, il vigneto è lavorato con cura, con un approccio delicato e naturale. I suoli sono arati con attenzione, i trattamenti sono limitati a prodotti di origine naturale, e ogni pianta di vite è accompagnata nel suo ciclo senza mai essere costretta. In cantina, la vinificazione in vasche di acciaio inox permette di esaltare la freschezza e la croccantezza del frutto, senza artifizi, per offrire un vino puro, gioioso e sincero.
Degustazione & abbinamenti
"Amagalmay" 2021 affascina fin dall'apertura con i suoi aromi franchi di ciliegia succosa e lampone brillante, rilevati da un fine tocco di spezie dolci. In bocca, la texture è morbida, i tannini fusi, con una bella vivacità che prolunga il piacere. È un vino da amici, da aperitivo improvvisato, da cene condivise senza fronzoli. Si abbina meravigliosamente con una cucina quotidiana: torte salate, insalate composte, gratin casalinghi, pizza rustica o anche un pollo arrosto alle erbe. Leggermente rinfrescato, diventa ancora più digeribile e beverino.
Goloso, naturale e conviviale, "Amagalmay" è un invito alla semplicità gioiosa, quella dei bei momenti condivisi attorno a una bottiglia senza pretese ma piena di fascino. Una cuvée che porta in alto i valori di un vino vivo, biologico e borgognone.
Amignes Blanc 2017
Terroir, parcellaire e vitigno
Arroccato sulle luminose alture del Vallese in Svizzera, l'Amignes 2017 del Domaine Julien Guillon trae le sue origini da un vigneto di montagna dove il vitigno Amigne si esprime con rara purezza. Su queste terre scoscese, bagnate dal sole ma rinfrescate dalle brezze alpine, le viti traggono la loro forza da un suolo minerale e vivo. Questo incontro tra altitudine, luce e roccia dà vita a un frutto cesellato e concentrato, che contraddistingue l'identità unica di questa cuvée bianca, secca e intensa.
Metodi colturali
Julien Guillon, vignaiolo libero e ispirato, coltiva le sue viti come si cura un giardino selvaggio. In biodinamica, con un rispetto assoluto dell'ecosistema e un'estrema sensibilità al ritmo della natura, accompagna ogni vite verso il suo pieno potenziale. Le vinificazioni sono naturali, senza input né artifici, permettendo all'Amigne di rivelarsi in tutta la sua verità. L'affinamento, lungo e curato, affina il vino senza mai mascherare la sua tensione né la sua trasparenza.
Degustazione e abbinamenti
Fin dal primo olfatto, l'Amignes 2017 incanta con una singolare palette aromatica: mandorla fresca, limone maturo, frutta bianca succosa, miele selvatico ed erbe alpine si intrecciano con delicatezza. In bocca, la magia opera: un'acidità viva apporta slancio e freschezza, mentre una nobile amarezza equilibra l'insieme con un finale diretto e persistente. Il palato è equilibrato, profondo, con una mineralità gessosa che evoca il terroir di altitudine.
Questo vino richiede abbinamenti sottili e precisi: un ceviche di orata al lime, asparagi bianchi arrostiti, una toma di pecora stagionata o una cucina asiatica leggermente speziata. Accompagnerà con eleganza i piatti che giocano sulla freschezza e la finezza.
L'Amignes 2017 è il soffio puro delle montagne svizzere, catturato in un vino vivo, cesellato e luminoso. Una bottiglia rara, firmata Julien Guillon, che unisce con brio la nobiltà di un terroir e la libertà di un artigiano.