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La Genesi del vino viene spesso fatta risalire al settimo millennio a.C., nel Caucaso, dove il vino veniva allevato in kvrevris (o qvrevris), grandi giare da 3500 litri interrate. Tradizionalmente, il vino è sempre stato come quello che oggi consideriamo biologico, ma la menzione "vino biologico" appare alla fine del XX secolo, in reazione all'iper-industrializzazione del vino. Infatti, è in un contesto di globalizzazione del vino, dopo la Seconda Guerra Mondiale, che le produzioni viticole cominciano a inondare il mercato mondiale con vini pieni di additivi e prodotti chimici di sintesi al fine di ottenere rese più elevate e una produzione più standardizzata, quello che viene chiamato vino convenzionale. Il vino biologico è quindi una risposta logica al vino convenzionale, si propone di essere più rispettoso dell'ambiente e risponde a un rigoroso disciplinare che regola la produzione del vino.
Il vino biologico è quindi un vino (vino rosso, vino bianco, vino rosato, vino arancione, vino spumante) proveniente da agricoltura biologica. Il vino biologico ha inizialmente risposto al disciplinare europeo del 1991 che regolava i principi dell'agricoltura biologica solo in vigna. Solo nel 2012 è stato pubblicato un nuovo disciplinare europeo che questa volta stabilisce una regolamentazione dell'agricoltura biologica anche in cantina.
Come sopra menzionato, il vino proveniente da agricoltura biologica esiste teoricamente da sempre, ma è solo dal 2012 che è inquadrato e regolamentato da un rigoroso disciplinare sia in vigna che in cantina. Per riassumere brevemente i suoi obblighi, il vino biologico deve essere composto da uve certificate biologiche, così come lo zucchero, il mosto o l'alcol che vengono utilizzati durante la chaptalizzazione e la mutizzazione. Inoltre, il suo disciplinare vieta alcune pratiche di vinificazione come la dealcolizzazione, l'elettrodialisi o la termovinificazione. L'Unione Europea impone anche un tasso di solfiti inferiore di 50 milligrammi per litro rispetto ai vini convenzionali, ovvero un massimo di 100 milligrammi per litro per i vini rossi biologici e un massimo di 150 milligrammi per litro per i vini bianchi biologici.
Il settore del biologico è in piena espansione, rappresenta quasi il 10% delle superfici viticole mondiali nel 2021 con una crescita del +3,2% rispetto al 2020 e del +78% in 10 anni. La Francia è leader nel settore, ospitando quasi un terzo dei vigneti biologici mondiali, seguita dai suoi vicini italiani e spagnoli. Ma l'agricoltura biologica non è solo un beneficio per l'ambiente, è anche un veicolo di benessere sociale. Secondo uno studio condotto da Riccardo Vecchio, l'industria dei vini provenienti da agricoltura biologica crea il 50% di posti di lavoro in più rispetto all'industria del vino convenzionale, offrendo posti di lavoro peraltro più stabili con un terzo delle aziende certificate che assumono uno o più dipendenti permanenti, contro uno su cinque per le aziende non certificate.
Quali sono le diverse etichette biologiche riconosciute in Francia?
È l'INAO che delega le attività di controllo e certificazione dell'Agricoltura Biologica a organismi di certificazione indipendenti e accreditati, tra cui Agrocert, Bureau Veritas Certification France, Certipaq bio, Certis, Certisud, Ecocert, Qualisud, Bureau Alpes Contrôles. Ogni anno, i vigneti certificati sono sottoposti a audit da uno di questi organismi; in caso di irregolarità viene applicato un catalogo unico di misure. È in fase di studio anche un progetto di etichetta per identificare le aziende in fase di conversione (su uno o più anni).
Tuttavia, per alcuni viticoltori l'etichetta AB è troppo flessibile e lascia spazio a un'agricoltura che si dichiara biologica ma che presenta derive in alcuni aspetti industriali, con in particolare un sostegno della grande distribuzione che cerca di accaparrarsi queste nuove opportunità di mercato. Per questo, nascono due nuove etichette: Nature & Progrès e Bio Cohérence presentano un disciplinare più rigoroso con, in particolare, il divieto di vendita attraverso i canali della grande distribuzione, una misura la cui attuazione mira a favorire il circuito breve.
Si noti che esistono molte altre etichette che classificano i vini biologici e che presentano un disciplinare più rigoroso. Demeter e Biodyvin regolano i vini biodinamici o provenienti da una vinificazione biodinamica, una viticoltura esoterica che considera la vigna come un ecosistema vivente con una legislazione più rigorosa sulle operazioni svolte in cantina. Più rigorosa della biodinamica (o vino biodinamico), l'etichetta Vin Méthode Nature propone una carta del vino naturale con un'enfasi sul basso aggiunta di solfiti nel vino e l'uso di lieviti indigeni. Terra Vitis e Haute Valeur Environnementale sono due etichette che agiscono a favore dello sviluppo sostenibile, passando per la conservazione della biodiversità, le strategie fitosanitarie e una gestione della fertilizzazione e dell'irrigazione dei suoli.
Infine, è opportuno ricordare che molti viticoltori si rifiutano di essere classificati in qualsiasi etichetta, poiché ciò significherebbe rinnegare il principio del contromodello agricolo: emanciparsi dagli standard, non rientrare in schemi predefiniti. Si può vedere in questo un modo per il viticoltore di affermarsi come unico e identitario.
In che modo il consumo di vino biologico è migliore per l'ambiente?
Uno dei grandi punti di forza dei viticoltori biologici è la loro capacità di ridare vita ai suoli e alla fauna e flora circostanti. In Francia, la viticoltura concentra il 20% dell'uso di pesticidi agricoli, contro solo il 3% delle superfici agricole. La viticoltura biologica si impone quindi come una speranza ecologica: scarso o nullo utilizzo di prodotti fitosanitari, ricorso a fertilizzanti organici e compost, una riduzione fino a un terzo delle emissioni di CO2 rispetto al vino convenzionale. Con un maggiore rispetto della vite, assistiamo da un lato a una rinascita dei suoli che rallenta l'erosione e favorisce la fauna e flora sotterranee, e dall'altro a una rinascita degli impollinatori (api, farfalle...) grazie a una presenza di vita sempre più crescente tra i vigneti (siepi, piante selvatiche, arbusti...).
La viticoltura biologica consente anche una migliore gestione dell'acqua, con in particolare meno stress idrico (più materia organica nel terreno permette di trattenere meglio l'acqua) e soprattutto una minore irrigazione artificiale (si predilige la resilienza della vite). Ogni cuvée, ogni annata, ogni bottiglia, in breve ogni vino da agricoltura biologica è quindi direttamente influenzato dalle condizioni climatiche, il che permette di produrre un vino (vino rosso, vino bianco, vino rosato, vino arancione, vino spumante) con una personalità propria e ben marcata.
In che modo il consumo di vino biologico è migliore per la salute?
Nessuno può negare che l'alcol, e quindi il vino, sia dannoso per la salute e debba essere consumato con moderazione; tuttavia, laddove il vino convenzionale può contenere residui di pesticidi, additivi e prodotti chimici, il vino biologico riduce la presenza di queste sostanze nocive. È anche ricco di batteri e lieviti vivi che possono avere benefici sul microbiota, tra cui un miglioramento della funzione dei vasi sanguigni, una migliore protezione delle cellule cerebrali dai danni cognitivi, una riduzione del rischio di alcuni tipi di cancro (e in particolare il cancro al seno), una migliore digestione grazie alla produzione di enzimi digestivi stimolati dal vino.
Un'altra innegabile qualità del vino biologico per la salute è la riduzione dei solfiti, questi conservanti usati massicciamente nel vino convenzionale per stabilizzare il vino. A parità di quantità ingerita, un vino biologico causerà meno mal di testa il giorno dopo rispetto a un vino convenzionale!
Quali sono i vantaggi per i viticoltori nel praticare il biologico?
Quando si parla di vino biologico, si pensa spesso alla salute del nostro pianeta o del nostro corpo, ma molto meno spesso a quella dei nostri viticoltori. Purtroppo non è raro osservare casi di cancro o problemi respiratori tra i viticoltori, a causa dei prodotti chimici di sintesi utilizzati come pesticidi, erbicidi, fungicidi o fertilizzanti. Al contrario, il vino biologico mira a una drastica riduzione di queste sostanze, una viticoltura biologica è quindi benefica per coloro che lavorano la vite quotidianamente.
Sebbene l'agricoltura biologica richieda maggiori sforzi fisici e organizzativi, espone i viticoltori a molto meno prodotti tossici. L'uso di metodi alternativi è inoltre benefico dal punto di vista psicologico, in quanto alcuni produttori dichiarano che la qualità del vino biologico prodotto offre e conferisce un profondo senso al loro mestiere, e, secondo un circolo virtuoso, ciò permette di preservare una relazione rispettosa, attenta e intuitiva al loro lavoro con il vino.
Ma l'agricoltura biologica è anche sinonimo di filiera corta e quindi di sostegno alle economie locali, con un gioco vincente per tutti: il consumatore ha una tracciabilità totale delle bottiglie consumate e il produttore ha un reddito che riflette maggiormente la realtà del suo lavoro. Si ottiene quindi un sistema virtuoso in cui il viticoltore dispone di maggiori mezzi finanziari, può quindi permettersi di sperimentare nuove cose (nuovi vitigni, ad esempio) e così aumentare la soddisfazione dei suoi consumatori.
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Crucella Rouge 2020,
La Vinicola di Antonio Gismondi
Crucella è noto per il suo naso di sottobosco, minerale e terroso, un attacco vivace e acido al palato, frutti rossi, ciliegia al retrolfatto e tannini meno presenti di quanto suggerisca il colore intenso. Sicuramente un buon vino da invecchiamento che sboccerà con il tempo. Unico rosso della tenuta, è un bellissimo blend di Merlot (33%), Sangiovese (34%) e l'antico vitigno autoctono Freisa (33%), che conferisce un leggero sentore di frutta rossa muschiata, ma nel complesso il vino è ben equilibrato. Il raccolto macera per cinque o sei giorni in vasche di acciaio inox, poi il vino affina per sette-dieci mesi nello stesso tipo di vasca.
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L'azienda di Antonio Gismondi si trova a Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, in Campania. Il microclima conferisce a questa zona un'atmosfera quasi continentale: i venti umidi provenienti dal Mar Tirreno si scontrano con i primi bastioni della catena montuosa dell'Appennino, causando condensazione nell'aria e abbassando le temperature, che sono significativamente più fresche e umide rispetto alla costa. Se a ciò si aggiunge il fenomeno dell'inversione termica tra il giorno e la notte, comune nel clima appenninico, la freschezza dei vini della tenuta Antonio Gismondi non ha nulla di misterioso in questo sud Italia, noto tuttavia per il suo clima molto caldo. L'azienda è a conduzione familiare: da generazioni, la famiglia Gismondi coltiva la vite e produce vino secondo i metodi più tradizionali e naturali, a cui si aggiungono tecniche biodinamiche. Per lungo tempo, delle quindici tonnellate di uva prodotte ogni anno, una tonnellata è stata riservata alla vinificazione in loco per il consumo familiare, mentre il resto è stato destinato alla cantina sociale locale. È stato l'incontro con Massimo Marchiori e Antonella di Partida Creus a spingere Antonio e sua moglie Anabel a iniziare a produrre vini naturali in casa, partendo dall'intero raccolto. Il vigneto di due ettari si trova tra i 350 e i 380 metri sul livello del mare, su terreni argillosi e sassosi, con due terzi esposti a sud. I vitigni sono Merlot, Freisa e Sangiovese per i rossi, e Falanghina e Malvasia di Candia per i bianchi.
I Vicini Moscato Blanc 2020
Jean-Yves Péron
I Vicini Moscato è un Moscato d'Asti vinificato secco; offre quindi il naso aromatico e muschiato tipico del vitigno, ma senza il lato sciropposo che a volte gli viene associato, poiché una struttura tannica molto presente bilancia il tutto. Al palato è ricco e potente; ritroviamo l'affascinante aroma del Moscato nel retrogusto, ma con la tensione e la freschezza che l'enologo predilige per i suoi bianchi secchi. È un vino da tavola, potente e di grande presenza: non proprio per un aperitivo, ma per la gastronomia, senza limiti.
La serie "I Vicini" di Jean-Yves Péron è prodotta con uve raccolte in Piemonte; per I Vicini Moscato, si tratta dei celebri moscati dei terroir di Asti. Crescono su terreni calcarei molto fini, calcareo-magnesiaci, e il sito di Asti beneficia di una corrente d'aria fredda che apporta maggiore freschezza rispetto al resto della regione. La vendemmia, manuale, viene effettuata su uve a maturazione fenolica piuttosto avanzata. La macerazione è lunga, con tre mesi di follature, dopodiché il tutto viene travasato a gennaio, pressato e inviato direttamente in botti da 300 litri (barriques nuove, barriques monovitigno e barriques bivitigno) per un anno di affinamento. Nessuna filtrazione, nessuna aggiunta di solfiti. Rettilineità, tensione e freschezza: un Moscato di montagna di grande pregio.
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Jean-Yves Péron incarna la rinascita naturale del meraviglioso vigneto savoiardo, che a lungo ha sofferto di un'immagine un po' fragile, non presa abbastanza sul serio. Eppure, quali tesori producono i suoi terreni variegati e le sue numerose varietà antiche!
Vicino a Conflans, ad Albertville (Savoia), Jean-Yves Péron coniuga sapientemente una viticoltura impegnata e una vinificazione artigianale, entrambe all'insegna della natura e del biologico d'alta quota. Inizialmente destinato a una carriera in biochimica, si è rapidamente appassionato alla vite e si è formato come enologo a Bordeaux. Ha imparato il mestiere di enologo con Thierry Allemand a Cornas, poi con Bruno Schueller in Alsazia, prima di trascorrere un periodo in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti. L'attuale vigneto di Jean-Yves, di cui un ettaro e mezzo coltivato biodinamicamente fin dall'inizio, è suddiviso tra Conflans, vicino ad Albertville, e Fréterive, un po' più a valle nella valle dell'Isère. Composto da micro-appezzamenti di vite, è sfalsato tra i 350 e i 550 metri sul livello del mare ed è lavorato interamente a mano. La sua attività di commercio, iniziata nel 2011, gli permette di acquistare il raccolto da viticoltori biologici a lui vicini (come Raphaël Marin e Adrien Dacquin). Inoltre, la costruzione di una nuova cantina nel 2017 gli consente di aumentare la produzione e di collaborare con viticoltori del Nord Italia: Paolo Angelino a Casale Monferrato (Torino) e Giorgio Barbero ad Asti. Questa è una nuova dimensione data al suo lavoro di enologo, che gli permette di diversificare i terroir e di approfondire le sue esperienze nella vinificazione e nell'affinamento. La vinificazione di Jean-Yves Péron segue i principi dell'intervento minimo. Su terreni stretti e scoscesi, le sue viti di montagna non ricevono prodotti di sintesi, preferendo equiseto e letame di ortica. La vegetazione circostante è molto ricca: protegge le viti e contribuisce a rafforzarle. I terreni vengono inerbiti, falciati e lavorati con piccone e argano. La vendemmia è interamente manuale. Una volta vinificate a grappolo intero, le uve, sia rosse che bianche, subiscono una macerazione semi-carbonica che permette l'estrazione di aromi di frutta fresca. Questa durata di macerazione varia da cinque giorni a nove settimane a seconda dell'annata. Il giorno prima o due giorni prima della pigiatura, Jean-Yves esegue la pigiatura con i piedi direttamente nel tino. Dopo questa fermentazione, i mosti vengono inviati in botti per l'affinamento sui lieviti per dodici mesi in botti da cinquecento litri contenenti due o tre vini (per limitare la sensazione di legno), seguiti dall'assemblaggio e dal riposo in tini. Non vengono aggiunti solfiti, o ne vengono aggiunti il meno possibile, e i vini non vengono chiarificati né filtrati.
Kikiriki Black Red 2018
Clos Lentiscus
Eleganza, purezza e una mineralità frizzante dovuta al calcare caratterizzano le produzioni di Clos Lentiscus. La nota di ossidazione controllata, quando presente, non domina la degustazione e i vini non risultano mai fuori contesto. I cava sono rinomati per la loro esuberanza, ma quelli di Clos Lentiscus non superano mai i due grammi di zucchero residuo per litro. La tenuta produce anche vini fermi, rossi, bianchi e rosati.
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Questo Cocorico (in catalano) è un rosso ottenuto da un blend di Tempranillo e Cariñena (Carignano). Aromatico e leggero, si presenta in una bottiglia da un litro e non è un lusso: questo vino raffinato, a tavola e come aperitivo, si abbina bene a tutto. Un ottimo vino per le tapas e per le cene all'aperto.
È a Sitges, in Catalogna, nel cuore del Parco Naturale del Garraf, che Manel Avinyo e suo fratello Joan hanno rilevato la tenuta di famiglia, ribattezzata Clos Lentiscus da Manel. Anche se Barcellona è a solo mezz'ora di auto, la bellezza del paesaggio è impressionante e l'immersione nella natura è totale: le foreste mediterranee si fondono con la macchia mediterranea catalana (timo, rosmarino, cisto, lentisco che ha dato il nome alla tenuta, ecc.). Anche la regione del Penedès vanta una lunga tradizione vinicola. Immerso tra le sue dolci colline, si trova Clos Lentiscus, nella denominazione Penedés, su venti ettari di terreni sabbiosi e argilloso-calcarei esposti a sud a un'altitudine di 225 metri. Secondo documenti storici, la famiglia di Manel e Joan Avinyo si è stabilita lì almeno dal XIV secolo. Per lungo tempo, l'uva è stata venduta alle cooperative locali, ma da quando i due fratelli hanno preso in mano la tenuta, l'agricoltura biologica e biodinamica ha sostituito le pratiche convenzionali, l'intero raccolto viene utilizzato per le vendemmie della casa e le pratiche biologiche e biodinamiche hanno permesso a questa splendida proprietà di riconnettersi con il suo antico prestigio: nel XIX secolo, i suoi vini venivano venduti in Francia e persino nelle Americhe. Manel si è rapidamente guadagnato un soprannome: "L'uomo delle bolle", un omaggio al suo talento nella produzione di cava, i vini bianchi spumanti caratteristici del nord-est della penisola iberica, da vitigni autoctoni di cui solo la Catalogna possiede il segreto: sumoll, ull de llebre, xarel·lo, malvasia di Sitges, cartoixà vermell, cariñena (carignan), accompagnati da tempranillo e moscato di Alessandria. Le viti sono vecchie, a volte secolari. In vigna non vengono utilizzati additivi sintetici e operazioni come l'impianto, la potatura, la degermogliazione e la vendemmia sono scandite dalle fasi lunari. L'impollinazione è facilitata dalla presenza di alveari; le pecore contribuiscono alla fecondazione e al controllo della copertura vegetale. Ringo, il cavallo bianco, è responsabile della lavorazione del terreno.
Rosado Cosecha Rosadito Rosé 2019
Bodegas Coruña del Conde
Vino naturale senza solfiti aggiunti.
La Bueilloise Blanc 2013
La Grapperie
Un assemblaggio di giovani viti di Chenin Blanc e Pinot d'Aunis che crescono su un terroir di argilla e selce. Vendemmia manuale a piena maturazione. Affinato per dodici mesi su fecce fini, senza additivi. L'imbottigliamento avviene per gravità senza filtrazione e la sboccatura avviene al volo senza aggiunta di conservanti. Il Pineau d'Aunis conferisce una leggera nota amarognola allo Chenin. Bollicine vivaci e intense, molto ben equilibrate.
Un vino naturale senza solfiti aggiunti.
Samos Bianco 1958, Cooperativa di Samos
Ecco un gioiello, un vero gioiello. La Cooperativa di Samos è una delle più antiche cooperative vinicole della Grecia, che rifornisce tutta Europa di Moscato dolce da diversi secoli. Ha preservato questo capolavoro, questo bianco dolce ottenuto da Moscato a piccoli grani raccolto e vinificato sull'isola, per ben sessantacinque anni, motivo per cui assume l'aspetto di un rosso. Questo perché è molto vecchio e il suo colore si è evoluto nel tempo, dall'oro ambrato al mogano scuro. Normale. Sontuosamente invecchiato e patinato, accarezzato dal tempo, è dotato di una potenza aromatica fuori dal comune. Questa grande cuvée da invecchiamento ha tutte le virtù di un vino dolce molto invecchiato: vibrante, dolce e salino, di una freschezza superba, con una bella struttura aromatica e una grande persistenza. Questo vino da meditazione, che rivela tutta l'autenticità del terroir minerale e vulcanico dell'isola, è un perfetto esempio di ciò che il tempo può fare a un grande moscato. È stato in occasione del progetto Sous le Végétal che questa perla senza additivi, solfiti aggiunti o altri additivi ci è stata offerta dalla Cooperativa di Samos. È stato questo stesso vino, se si considera la storia del progetto, a ispirare Jason Ligas con l'idea.
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Sotto la vegetazione si cela il minerale: questo è il significato di questo concetto di cuvée naturali creato in Grecia, sull'isola di Samos, da un team di amici riuniti attorno agli enologi Jason Ligas e Patrick Bouju. L'impresa di successo segna la rinascita del vigneto millenario di quest'isola del Mar Egeo settentrionale, che deve la sua fitta vegetazione boschiva a vari soprannomi ricevuti nell'antichità, da Dryoussa ("coperta di querce") a Kyparissia ("coperta di cipressi"), passando per Melamphyllos ("dalle foglie scure"). Questa ricchezza naturale racchiude un sottosuolo unico e variegato: rocce vulcaniche e in particolare basalti, calcari, quarzi, graniti rosa, scisti, ghise ferrose... L'idea è nata dall'incontro di Jason con la Cooperativa Vinicola di Samos. Patrick Bouju si è presto unito al progetto. Le cinque annate di Sous le Végétal — Livia, Hüpnos, Octave, Palli & Genesia, Alexandre e Auguste — sono prodotte su una sessantina di appezzamenti di Samos Muscat à petits grains (oltre ad Avgoustiatis per la vendemmia rossa e Asyrtiko per Alexandre), tra i 400 e i 910 metri sul livello del mare. Ogni appezzamento è vinificato separatamente. Per la vinificazione vengono utilizzati quattro tipi di contenitori: anfore, uova di cemento, tini di acciaio inossidabile e botti da 500 litri. Ogni lieu-dit viene vinificato in almeno due dei quattro contenitori e l'affinamento avviene in bottiglie nere sigillate con cera. Nessuna aggiunta di solfiti, nessuna filtrazione: i viticoltori di Samos riscoprono il vino come veniva prodotto nella loro infanzia. Questa è una delle meraviglie del vino naturale: permette, attraverso i progetti più innovativi, di riconnettersi con tradizioni dimenticate. Sous le Végétal prende sotto la sua ala anche le cuvée A la Natural firmate Patrick Bouju, senza dimenticare il Moscato di Samo millesimato 1958 che ha ispirato il progetto ai viticoltori.
Vino Spumante Rosso Ancestral GTA 2015
Partida Creus
Cugino catalano del Mourvèdre, il vitigno Garrut è alla base di questo vino abbagliante, che rivisita il classico spumante in chiave di frutta nera: intenso, brillante, terroso, del tutto atipico, persino leggermente screpolato, che ricorda il miglior Lambrusco. Un abbinamento perfetto per il prosciutto iberico di bellota, i chorizo pregiati e tutti i salumi di alta gamma, così come per paté, terrine e piatti speziati. Evoca il vitigno di famiglia, la produzione artigianale e il vino libero.
Vino naturale senza solfiti aggiunti.
Culinaries Gin, 70cl
Distillerie du Viaduc
Siamo molto orgogliosi di presentarvi Culinaries Gin, il nostro primo distillato della casa, frutto della collaborazione con la Distillerie du Viaduc, situata nel 12° arrondissement di Parigi. Il team della distilleria, i suoi due fondatori, Théo e Quentin, ha lavorato per definire il profilo di questa bevanda, concordando la ricetta e i suoi aromi dominanti. Volevamo un gin molto fresco, con una palette aromatica pulita e precisa. Una volta definita la composizione del macerato dopo diversi tentativi ed errori, il bouquet di piante, 100% biologiche e francesi, e spezie è stato riunito dai due distillatori: sempre piante essiccate, per preservare e concentrare gli aromi. La macerazione delle piante essiccate conferisce infatti un gin più saporito. Gli ingredienti vengono prima macerati in alcol neutro di grano con una gradazione alcolica del 96%, e il tutto viene poi distillato. Poiché la doppia distillazione è già stata effettuata per ottenere l'alcol, viene effettuata una tripla distillazione con le piante, che vengono lasciate nel macerato per estrarre meglio gli oli essenziali. Il gin viene distillato in uno dei due alambicchi della casa. Una volta distillato, il gin viene imbottigliato in distilleria, in graziose bottiglie di vetro trasparente di un rinfrescante blu acqua.
Il gin Culinaries ha una gradazione alcolica del 43% ed è disponibile in bottiglie da 70 cl. Cosa contiene? La ricetta del gin Culinaries include radice di angelica, semi di aneto, semi di coriandolo, scorza d'arancia, foglie di salvia, bacche di ginepro e semi di fieno greco. Volevamo che fosse aromatico ma non eccessivo, a differenza di alcune ricette contemporanee che ricordano più l'atelier di un profumiere che quello di un distillatore, e volevamo enfatizzare la freschezza, per il massimo piacere dei vostri gin tonic o dry martini. Al naso, l'angelica si annuncia immediatamente con il suo profumo celestiale; la scorza d'arancia e l'aneto seguono a ruota, e gli ingredienti rimanenti si dispiegano in una gamma delicata, lenitiva e confortante. Il fieno greco compare per ultimo, esaltando questa fresca sinfonia con una discreta nota calda e speziata. Siamo certi che troverete già la bottiglia superba e che ne apprezzerete ancora di più il contenuto. Servite questo gin freddo, in frigorifero o anche ghiacciato per un'esperienza più piacevole. Consigliamo l'utilizzo di un beccuccio versatore per una maggiore facilità d'uso.
Combe du Temps Rosso 2018,
Les Vignes du Domaine du Temps
Un vino che resiste alla prova del tempo, un terroir preservato e una vinificazione naturale: Combe du Temps 2018 è un rosso semplice e vibrante, ottenuto da una miscela equilibrata di Syrah e Grenache. Nella maestosa cornice di Cabardès, alla periferia di Carcassonne, il Domaine du Temps ha prodotto una cuvée intensa, minerale ed espressiva, dove la natura si esprime senza artifici.
Un terroir eccezionale e una vinificazione pura
Situato su terreni argilloso-calcarei, il vigneto beneficia di un raro equilibrio tra freschezza e secchezza, perfetta per rivelare la finezza del Grenache e la profondità del Syrah. Certificata biodinamica dal 1998 e dedita al vino naturale dal 2015, la tenuta pratica una viticoltura esigente: basse rese, attenta selezione delle uve e vinificazione senza additivi. Macerazione carbonica per ciascuna varietà, fermentazione con lieviti indigeni, nessuna chiarifica né filtrazione e meno di 2 g di solforosa aggiunta prima dell'imbottigliamento. L'invecchiamento avviene per nove mesi, di cui 20% in botti, aggiungendo un sottile tocco di rovere senza coprire il frutto.
Un rosso intenso e vivace
Combe du Temps vanta un colore granato intenso che preannuncia una splendida concentrazione. Al naso si percepisce un mix accattivante di vivaci frutti rossi, spezie dolci e note minerali che ricordano la terra e la macchia circostante. Al palato, la freschezza bilancia perfettamente la struttura tannica, offrendo un tocco setoso e un finale persistente, leggermente salato e pepato.
Abbinamenti cibo-vino e momenti di degustazione
Con il suo profilo diretto e fresco, questo vino si abbina altrettanto bene a una grigliata con gli amici o a un pasto raffinato. Si abbina perfettamente a carni alla griglia, tapas mediterranee, salumi artigianali e piatti affumicati. Servito a una temperatura intorno ai 16°C, acquisirà maggiore espressività dopo una breve ventilazione.
Gin Mist 37,5° - 50cl
Distillerie Awen Nature
Questo gin biologico, premiato nella Spirits Selection al Brussels World Gin Competition 2016, offre note pulite e fresche di bacche di ginepro distillate, accentuate dalla citronella. Luppolo, coriandolo e radice di angelica sono presenti anche nella miscela, dando origine a un gin torbido dopo la distillazione, da cui il nome (mist, "nebbia"). Una ricetta quasi alchemica il cui aroma potente e penetrante invoglia a gustarlo liscio, ma che si sposa benissimo anche con il gin tonic: gin, acqua tonica, una fetta di lime, cubetti di ghiaccio e, perché no, un gin fizz semplificato? Una parte di gin, tre parti di limonata artigianale, qualche cubetto di ghiaccio, un buon frullato e voilà!
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La distilleria Awen Nature è una fabbrica di pozioni magiche: bevande dal forte sapore celtico, liquori biologici con un tocco di poesia. Questa distilleria bretone, situata a Ille-et-Vilaine e gestita da Julien Fanny, inizialmente si concentrava sull'assenzio, un liquore che Julien ha contribuito a riabilitare. Non è "il liquore che ti fa impazzire", dice: "eravamo già pazzi prima". Si sforza – con successo – di ricreare il sapore di una volta, quello dell'assenzio che un tempo veniva dato ai bambini su una zolletta di zucchero come vermifugo. "Oggi ci vuole un pizzico di follia per fare il distillatore", afferma Julien. Oltre all'assenzio, Julien distilla una vasta gamma di distillati e liquori: gin, vodka, rum botanici, elisir svedesi, miscele ispirate ai giochi di ruolo... Tutti a base vegetale, nel rispetto dell'ambiente, senza conservanti né aromi artificiali. Un'ode alle piante che i korrigan devono sorseggiare in segreto, di notte, nella brughiera.
Muscat Sec des Roumanis Blanc 2009
Le Petit Domaine de Gimios
Questo Muscat à petits grain secco proviene da viti secolari piantate su terreno calcareo molto vicino alla roccia madre. Le uve vengono pigiate con i piedi, macerate molto leggermente e poi affinate per diversi mesi in vasche di acciaio inox.
Un vino naturale senza solfiti aggiunti.
Moelleux de Muscat Blanc 2010
Le Petit Domaine de Gimios
Un Moscato dolce che incuriosirà il vostro palato: fascino, carattere, complessità, un tocco di mistero, una dolcezza che persiste languidamente. Per gli amanti dei vini che escono dai sentieri battuti senza perdere la loro voluttà.
Vino naturale senza solfiti aggiunti.
€33,00
Prezzo unitario per€33,00
Prezzo unitario per
€55,00
Prezzo unitario per€55,00
Prezzo unitario perMercurey Les Vignes Blanches Rosso 2018,
Frédéric Cossard
Frédéric Cossard ha creato una superba espressione di Mercurey, denominazione emblematica della Côte Chalonnaise. Les Vignes Blanches 2018, prodotto con Pinot Nero coltivato su terreni argilloso-calcarei, offre un'interpretazione intensa ed elegante di questo terroir borgognone. Un vino naturale, corposo e ampio, che coniuga brillantemente potenza e finezza.
Un'annata soleggiata e una vinificazione delicata
Il 2018 è stato un anno generoso in Borgogna, con condizioni ideali per uve perfettamente mature. Fedele alla sua filosofia di vinificazione senza additivi, Frédéric Cossard utilizza la macerazione a grappolo intero, preservando così tutta la purezza aromatica del frutto. L'affinamento avviene per un anno in un uovo di cemento, favorendo una sottile micro-ossigenazione e uno sviluppo armonioso degli aromi senza un'eccessiva degradazione del legno.
Una degustazione all'insegna di profondità e finezza
Les Vignes Blanches 2018 rivela un naso accattivante, in cui emergono aromi di marasca, frutti neri maturi e fini note tostate. Al palato è denso, con un attacco pieno e una bella linfa che gli conferisce profondità. I tannini sono presenti ma molto fini, offrendo una bella persistenza e un notevole equilibrio tra struttura e freschezza. Abbinamenti e momenti di degustazione Questo Mercurey è un vino gastronomico, perfetto per carni arrosto e alla griglia, anatra arrosto o una bella costata di manzo alla griglia. Sarà anche un accompagnamento perfetto per un filetto di manzo in crosta o per la selvaggina. Servito tra i 16 e i 18 °C, può essere gustato ora per il suo frutto vibrante o invecchiato per qualche anno per sviluppare note più complesse.
Il Rosé Rosé 2022
Clos Des B
Desiderosamente fruttato, caratterizzato da frutti rossi e scorza di agrumi (arancia e limone), il Rosé du Clos des B è (come suggerisce il nome) un vino rosato naturale emblematico del terroir sabbioso-scistoso del Golfo di Saint-Tropez e del microclima unico delle colline di Grimaud. Ci accoglie con un naso di sorbetto di frutti rossi, note di piccoli frutti rossi al palato e un finale agrumato e sapido. Questo vino è prodotto nella denominazione Côtes-de-Provence ed è ottenuto da due vitigni meridionali diffusi nella regione: Grenache al 90% come vitigno principale e Cinsault al 10%. Si tratta di un rosé a pressatura diretta, senza previa pigiatura, estratto con una pressa verticale dopo la diraspatura delle uve e vinificato in vasche di acciaio inox. Non viene effettuata alcuna pigiatura. Le due varietà di uva fermentano insieme in vasche di acciaio inox a temperatura controllata, senza aggiunta di solfiti. Nessuna chiarifica, filtrazione o aggiunta di solfiti all'imbottigliamento.
Per saperne di più
Clos des B (iniziali dei due proprietari, Gwendolyn Berger e Jean-Jacques Branger) si trova a Grimaud, nel Golfo di Saint-Tropez. Sono quindi gli orgogliosi produttori delle primissime cuvée naturali di questa zona geografica. Chi sa che questa regione è patria di una viticoltura interessante eviterà di pensare al rosé della celebre località balneare e piscina: prima che le due B acquistassero questi tre ettari di vigne, tutti questi vini finivano nella cantina cooperativa dei Vignerons de Saint-Tropez. Spinti da una "sete di vite", come la definivano loro stessi, Gwendolyn e Jean-Jacques superarono difficoltà amministrative, restaurarono il vigneto e presto produssero rossi, rosati e persino un blanc de noirs. I loro vitigni sono tipici della regione: Grenache, Cinsault, Mourvèdre, che crescono su sabbie scistose attraversate da vene di quarzo. La proprietà beneficia di un microclima che protegge le viti da umidità, malattie e gelo. L'approccio vitivinicolo abbraccia risolutamente il biologico (la tenuta è in conversione dal 2020), la biodinamica e i metodi naturali. I vini sono prodotti senza aggiunta di solfiti, chiarifica o filtrazione. I vini di Clos des B sono un vero riflesso del loro terroir e del loro clima: freschi, fruttati e molto piacevoli da bere.
Cyprès de Toi, Bianco 2024
Domaine Fond Cyprès
Con Cyprès de Toi, il Domaine Fond Cyprès firma una cuvée di Chardonnay biologico proveniente dalla Linguadoca, dallo stile sorprendentemente fresco e arioso. Questo vino bianco fermo, ottenuto da pressatura diretta e affinato in vasche di acciaio inox, esalta la purezza del frutto, la vivacità del vitigno e la semplice golosità di un vino naturale accessibile.
Uno Chardonnay senza trucco
Coltivato su terreni argilloso-calcarei, lo Chardonnay viene vendemmiato presto per preservarne l'acidità naturale. Pressato direttamente, fermenta con lieviti indigeni senza aggiunta di input enologici, quindi viene affinato per sei mesi in vasche di acciaio inox, al fine di conservarne tutta la freschezza e lo splendore aromatico. Il risultato: un vino dritto, limpido, pronto da bere.
Un bianco vivace, floreale e dissetante
Il naso evoca fiori bianchi, limone fresco e un leggero tocco di mela verde. In bocca, è la tensione a dominare: attacco vivace, corpo leggero, finale netto e agrumato. Un vino che si beve con grande facilità, senza pesantezza, ma con un'espressione precisa del vitigno in un clima soleggiato.
Da gustare senza indugio
Servito tra i 10 e i 12 °C, Cyprès de Toi è perfetto come aperitivo, ma si esprime molto bene anche con crostacei, frutti di mare, pesce alla griglia o carni bianche alle erbe. Da bere entro due anni per apprezzarne tutta la freschezza e lo splendore.
YARD Orange, Bianco 2022
Danis dans la vigne
Con YARD Orange, Danis dans la vigne si avventura nel mondo dei bianchi di macerazione, i cosiddetti vini "orange" che stravolgono i canoni. Questa cuvée nature 100% Colombard, da uve coltivate in agricoltura biologica su terreni argilloso-calcarei del sud del Lot, incarna una visione libera e contemporanea di un vino bianco, ricco di colore, energia e sincerità.
Un vino orange artigianale e preciso
La macerazione sulle bucce di qualche giorno permette a questo Colombard di attingere dalle sue bucce aromi, materia e una leggera tonalità dorata. Nessun additivo enologico viene utilizzato: fermentazione spontanea con lieviti indigeni, nessun incollaggio né filtrazione, e un affinamento in vasche di acciaio inox di sette mesi per preservare la croccantezza del frutto. Il risultato è un vino naturale puro, vibrante, senza compromessi.
Un palato brillante e vivace
Al naso evoca l'albicocca matura, la scorza di agrumi e una nota erbacea molto rinfrescante. In bocca, l'attacco è franco, teso, con una bella struttura apportata dai tannini molto fini derivanti dalla macerazione. Il tutto è vivace, digeribile e lascia una sensazione tonica nel finale.
Per i curiosi e gli affrancati
YARD Orange si degusta tra i 10 e i 12 °C, senza decantazione. Troverà naturalmente il suo posto all'aperitivo, con piatti vegetariani, carni bianche o una cucina dai sapori mediterranei. È un vino da sete illuminato, da bere giovane per godere della sua espressione fruttata e della sua freschezza.
Back to Blaye (cuvée exclusive), Rosso 2023
Château Frédignac
Un ammiccamento retrò per un vino decisamente ancorato nel presente: « Back to Blaye » incarna una nuova generazione di Bordeaux rossi naturali, frutto di un lavoro preciso sia in vigna che in cantina. Lo Château Frédignac, pioniere di una viticoltura pulita e impegnata nell'appellazione Blaye – Côtes de Bordeaux, firma qui una cuvée esclusiva 2023, espressiva e digeribile.
Un terroir valorizzato, un know-how impegnato
Piantati su terreni argilloso-calcarei tipici del settore di Blaye, i vitigni Merlot (65 %), Malbec (25 %) e Cabernet Sauvignon (10 %) sono coltivati secondo i principi dell'agricoltura biologica (certificato AB & Nature & Progrès). La vinificazione rimane fedele allo spirito naturale: macerazione diraspata di due settimane, senza intervento enologico né lieviti esogeni, poi affinamento in vasche di cemento per preservare la brillantezza del frutto.
Un rosso vivace e generoso
Al naso, il vino rilascia aromi di frutti neri maturi, erbe fresche e spezie dolci. In bocca, l'attacco è morbido, i tannini presenti ma ben integrati, sostenuti da una bella freschezza. Il vino acquista intensità durante la degustazione, con una materia rotonda ed equilibrata.
Da condividere subito o da dimenticare un po'...
Back to Blaye si degusta subito, leggermente rinfrescato (14-16°C), con un bel piatto di salumi, un taglio di carne rossa o un piatto della cucina casalinga. Non c'è bisogno di decanter: apri, respira, gusta! Questo vino può anche maturare in cantina per 5 anni.