Confirmez votre âge
Vous devez être âgé(e) de 18 ans minimum pour naviguer sur ce site.
Ordina per:
3 prodotti
3 prodotti
Ultreia Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore della Valle del Rodano, in una zona libera dalle classificazioni abituali, Justine Vigne traccia il suo percorso. "Vin de France" sull'etichetta, ma portatore di una forte identità, Ultreia Rosso 2021 racconta un terroir fatto di sole, pietra e vento. Le uve provengono da parcelle accuratamente scelte, dove Grenache e Cinsault, entrambi da viti di Syrah coltivate in biodinamica, trovano il loro equilibrio naturale. Questa composizione originale conferisce a Ultreia la sua firma unica, tra generosità del frutto e slancio vitale.
Metodi colturali
Justine Vigne coltiva molto più che viti: incarna una filosofia. Ogni gesto nella vigna è pensato con rispetto, in armonia con i cicli lunari e le energie del vivente. La certificazione in Agricoltura Biologica (AB) è solo un punto di partenza: le sue parcelle respirano in biodinamica, senza prodotti di sintesi, con compost fatto in casa e infusi vegetali. Questo approccio artigianale, paziente e sincero, si ritrova in ogni goccia del vino, come un discreto eco al passo lento dei pellegrini.
Degustazione & abbinamenti
Ultreia Rosso 2021 si apre come una promessa sussurrata: un colore rosso profondo, quasi vellutato, annuncia già la generosità del frutto. Il naso è una passeggiata tra le colline: frutti rossi ben maturi, ribes nero, fico nero, ravvivati da note di gariga, spezie dolci e un tocco di mandorla tostata. Una mineralità salina arieggia l'insieme, come un soffio sulla pelle.
In bocca, la magia opera. I tannini sono fini, setosi, quasi carezzevoli. Il vino scivola con morbidezza, succoso, digeribile, sostenuto da una freschezza salivante che invita al secondo bicchiere. Vi si ritrova tutta la sincerità di Justine, la sua volontà di far parlare la terra senza artifici.
Ultreia è un vino di condivisione, di tavola imbandita sotto le stelle, di risate attorno a carni alla griglia, di piatti di salumi, di momenti in cui la vita si gusta senza fretta.
"Ultreia" dicevano i pellegrini: oltre, sempre più lontano. Questo vino è un incoraggiamento a continuare, a meravigliarsi, a celebrare ciò che ci lega. Una cuvée artigianale, poetica e gioiosamente umana.
Le Serret 1826 Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore solare della Valle del Rodano meridionale, dove i ciottoli arrotolati conservano la memoria dei giorni caldi e delle notti fresche, nasce Le Serret 1826, un vino rosso dal nome carico di emozione e storia. Dietro questa cuvée 100% Carignan si nasconde molto più di una semplice annata: un vibrante omaggio alle radici familiari di Justine Vigne, vignaiola appassionata, che firma qui un vino profondo, radicato, sincero. Il nome "1826" evoca l'anno di insediamento della famiglia Vigne a Richerenches, mentre "Le Serret" designa la primissima parcella del domaine, piantata nel 1955 dal nonno di Justine, come un atto di fede nella terra e nel tempo.
Questo Carignan, vitigno spesso dimenticato, ritrova qui tutta la sua nobiltà, magnificato da un terroir solare e ventoso, propizio a un'espressione pura e strutturata. Il suolo, nutrito di storia e di silenzio, lascia che il frutto parli con intensità.
Metodi colturali
Fedele a un approccio artigianale e rispettoso della vita, Justine Vigne coltiva le sue vigne in agricoltura biologica, con un'attenzione meticolosa a ogni gesto. La lavorazione dei suoli è delicata, gli interventi misurati, lasciando al vegetale la cura di esprimersi senza vincoli. In vigna come in cantina, la filosofia è chiara: non forzare nulla, accompagnare la materia, preservare l'identità. La vinificazione, precisa e senza artifici, mira alla giustezza, alla sincerità, alla luce interiore del frutto. Così, Le Serret 1826 si presenta come un'ode alla pazienza e alla fedeltà alle origini.
Degustazione & abbinamenti
All'apertura, Le Serret 1826 – annata 2021 dispiega un naso denso e incantevole: cuoio patinato, frutti neri maturi come la mora o la prugna, e una trama speziata che evoca la macchia mediterranea dopo la pioggia. In bocca, il vino impone la sua struttura affermata, senza pesantezza, con una freschezza salivante che allunga il finale e invita alla golosità. La materia è netta, tesa, precisa, rivelando un equilibrio raro tra intensità ed eleganza.
Questo vino richiama piatti generosi e di carattere: carni alla griglia, salumi artigianali, formaggi stagionati, carni rosse succose. Accompagna meravigliosamente una costata di manzo cotta al fuoco di legna o un piatto di toma ben stagionata, rivelando allora tutte le sue sfumature nel dialogo con il piatto.
Con Le Serret 1826, Justine Vigne consegna un vino di memoria e di convinzione, un vino di lignaggio e di luogo, che colpisce per la sua sincerità quanto per la sua maestria. Una bottiglia che non si limita a raccontare una storia: la fa vivere, sorso dopo sorso.
Yoga Rosso 2021
Terroir, parcelle e vitigni
È nel cuore della Valle del Rodano, su un terroir liberamente interpretato sotto l'etichetta "Vin de France", che Justine Vigne firma Yoga 2021. Una cuvée 100% Syrah, coltivata con passione su terreni baciati dal sole, dove le viti traggono la loro forza dalla roccia e dal tempo. Questa scelta di denominazione libera permette alla viticoltrice di esprimere senza vincoli tutta la ricchezza della sua uva, fedele all'identità del suo vigneto e alla sua visione artigianale del vino.
Metodi di coltivazione
Da Justine Vigne, la vite è coltivata con il massimo rispetto per la vita. In Agricoltura Biologica certificata, ogni pianta è curata a mano, con un approccio delicato e intuitivo. La vendemmia è esclusivamente manuale, selezionando le uve più belle a perfetta maturazione. La fermentazione avviene naturalmente, grazie ai lieviti indigeni presenti sulle bacche, senza aggiunta di solfiti, senza chiarifica né filtrazione: un gesto radicalmente puro, che lascia parlare il frutto e l'annata. Yoga è un vino vivo, sincero, che riflette senza artifici il lavoro del terreno e l'anima del luogo.
Degustazione e abbinamenti
Denso e strutturato, Yoga 2021 si presenta con un colore profondo e vellutato. Sin dal primo naso, il vino seduce con avvolgenti aromi di frutti neri ben maturi – mora, mirtillo, cassis – proseguiti da un tocco di mandorla tostata e sottili note torrefatte che evocano il cacao o il caffè. In bocca, l'attacco è ampio, la texture generosa, sostenuta da tannini morbidi e una bella tensione che equilibra la ricchezza del frutto. Il finale, persistente e caldo, lascia un'impressione di armonia e pienezza.
Questo vino rosso di carattere accompagnerà felicemente una cucina tradizionale: una daube di manzo alle olive, un cosciotto d'agnello arrosto, un gratin di funghi o un tagliere di formaggi stagionati. E per i più pazienti, qualche anno in cantina gli permetterà di acquisire complessità e profondità. Yoga è una cuvée radicata e vibrante al tempo stesso, che invita alla disconnessione e al piacere, in un perfetto equilibrio tra potenza ed eleganza.
È nel cuore dell'Enclave des Papes, nelle terre segrete e profumate di Richerenches, che Justine Vigne ha scelto di scrivere il suo capitolo in una storia familiare iniziata quasi due secoli fa. Luogo singolare, attraversato dai secoli e dai profumi, Richerenches è nota per il suo tartufo nero, il celebre Tuber Melanosporum, e il suo passato templare. È lì, tra lavanda, cereali e antiche pietre, che cinque generazioni hanno coltivato la terra con rustica fedeltà, allevando anche un gregge di ovini fino agli anni '80. Negli anni '50, il nonno pianta le prime viti, affidate allora alla cooperativa. Ma bisogna aspettare il 2017 perché questi ceppi trovino la loro voce singolare sotto le mani di Justine, tornata da un lungo viaggio interiore e geografico.
Nel 2019, fonda la sua tenuta. Fin da subito, traccia una strada esigente e profondamente personale. Il gesto è giovane, ma la visione è antica, radicata nei ritmi del vivente. Justine non si limita a riprendere le terre familiari: le risveglia. La vite non è più una coltura tra le altre, diventa linguaggio. E per coglierne meglio la poesia, Justine sceglie un'agricoltura biologica risoluta, reintroduce il cavallo per una lavorazione del suolo più sensibile, e pianta accanto un orto in permacultura — un microcosmo nutritivo che dialoga con le sue vigne.
Le vigne prosperano in questo territorio ai confini della Drôme provenzale e del Vaucluse, bagnato di luce e spazzato dal mistral. I suoli sono vari, tra argillosi-calcarei e sabbie miste, portando l'impronta di una geologia viva e contrastata. Questo terroir, cullato da un clima mediterraneo temperato, favorisce una maturazione lenta e precisa. Ogni parcella, ereditata o ripiantata, è pensata come uno scrigno: Justine vi coltiva con cura vitigni radicati nella tradizione meridionale, senza mai cedere alla facilità o alla moda.
Qui, l'agricoltura è prima di tutto un'etica. La tenuta è coltivata in biologico, con un'attenzione rivolta a ogni gesto, a ogni ciclo. I suoli sono vivi, lavorati a mano e a cavallo, senza brutalità né artificio. I trattamenti sono naturali, gli interventi misurati. L'orto, in permacultura, partecipa a questo equilibrio globale, nutrendo la terra tanto quanto l'anima. Le vendemmie sono manuali, lente, quasi meditative. Nulla è lasciato al caso, ma tutto si fa nell'ascolto: della pianta, del luogo, dell'anno.
Fin dai suoi primi millesimi, Justine fa una scelta forte, quasi radicale: vinificare in qvevri, queste giare georgiane in terracotta, rivestite di cera d'api. Queste anfore interrate permettono una micro-ossigenazione naturale, un movimento fluido dei mosti, una lentezza preziosa. La materia si affina, i tannini si fondono, la vibrazione del frutto si esprime con giustezza. Nessun artificio, pochi o nessun input: il vino nasce nel silenzio della giara, scolpito dal tempo e dalla mano che veglia. Questo gesto ancestrale dà vita a vini liberi, sinceri, profondamente radicati.
I vini di Justine Vigne hanno la grazia di coloro che non hanno nulla da dimostrare. Si impongono per la loro purezza, la loro verticalità, la loro freschezza vivace che illumina una struttura sempre giusta. Vi si sente il frutto, ma senza pesantezza; la mineralità, ma senza austerità. Ogni cuvée è un frammento di luogo, un frammento d'anima. Sono vini d'autore, sensibili e tattili, da abbinare a una cucina raffinata e vegetale, a piatti di stagione, a formaggi stagionati, o semplicemente al silenzio di un tardo pomeriggio. Raccontano il ritorno alla terra, la pazienza, la bellezza di un gesto artigianale, e il soffio di una modernità radicata.