Justine Vigne

Justine Vigne

A Richerenches, nelle terre ricche di storia dell'Enclave dei Papi, Justine Vigne coltiva vini delicati e vivaci. Tornata nel 2017 nelle terre di famiglia, ha creato la sua tenuta nel 2019, tra vigneto, cavallo, orto in permacultura e anfore georgiane (qvevri). Biologici, senza artifici, i suoi vini esprimono con precisione l'anima del terroir e l'eleganza di un gesto artigianale profondamente radicato.

Tous ses vins

3 prodotti

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Justine Vigne

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È nel cuore dell'Enclave des Papes, nelle terre segrete e profumate di Richerenches, che Justine Vigne ha scelto di scrivere il suo capitolo in una storia familiare iniziata quasi due secoli fa. Luogo singolare, attraversato dai secoli e dai profumi, Richerenches è nota per il suo tartufo nero, il celebre Tuber Melanosporum, e il suo passato templare. È lì, tra lavanda, cereali e antiche pietre, che cinque generazioni hanno coltivato la terra con rustica fedeltà, allevando anche un gregge di ovini fino agli anni '80. Negli anni '50, il nonno pianta le prime viti, affidate allora alla cooperativa. Ma bisogna aspettare il 2017 perché questi ceppi trovino la loro voce singolare sotto le mani di Justine, tornata da un lungo viaggio interiore e geografico.

Nel 2019, fonda la sua tenuta. Fin da subito, traccia una strada esigente e profondamente personale. Il gesto è giovane, ma la visione è antica, radicata nei ritmi del vivente. Justine non si limita a riprendere le terre familiari: le risveglia. La vite non è più una coltura tra le altre, diventa linguaggio. E per coglierne meglio la poesia, Justine sceglie un'agricoltura biologica risoluta, reintroduce il cavallo per una lavorazione del suolo più sensibile, e pianta accanto un orto in permacultura — un microcosmo nutritivo che dialoga con le sue vigne.

Terroir, parcellazione e vitigni

Le vigne prosperano in questo territorio ai confini della Drôme provenzale e del Vaucluse, bagnato di luce e spazzato dal mistral. I suoli sono vari, tra argillosi-calcarei e sabbie miste, portando l'impronta di una geologia viva e contrastata. Questo terroir, cullato da un clima mediterraneo temperato, favorisce una maturazione lenta e precisa. Ogni parcella, ereditata o ripiantata, è pensata come uno scrigno: Justine vi coltiva con cura vitigni radicati nella tradizione meridionale, senza mai cedere alla facilità o alla moda.

Metodi colturali

Qui, l'agricoltura è prima di tutto un'etica. La tenuta è coltivata in biologico, con un'attenzione rivolta a ogni gesto, a ogni ciclo. I suoli sono vivi, lavorati a mano e a cavallo, senza brutalità né artificio. I trattamenti sono naturali, gli interventi misurati. L'orto, in permacultura, partecipa a questo equilibrio globale, nutrendo la terra tanto quanto l'anima. Le vendemmie sono manuali, lente, quasi meditative. Nulla è lasciato al caso, ma tutto si fa nell'ascolto: della pianta, del luogo, dell'anno.

Vinificazione

Fin dai suoi primi millesimi, Justine fa una scelta forte, quasi radicale: vinificare in qvevri, queste giare georgiane in terracotta, rivestite di cera d'api. Queste anfore interrate permettono una micro-ossigenazione naturale, un movimento fluido dei mosti, una lentezza preziosa. La materia si affina, i tannini si fondono, la vibrazione del frutto si esprime con giustezza. Nessun artificio, pochi o nessun input: il vino nasce nel silenzio della giara, scolpito dal tempo e dalla mano che veglia. Questo gesto ancestrale dà vita a vini liberi, sinceri, profondamente radicati.

Degustazione e abbinamenti

I vini di Justine Vigne hanno la grazia di coloro che non hanno nulla da dimostrare. Si impongono per la loro purezza, la loro verticalità, la loro freschezza vivace che illumina una struttura sempre giusta. Vi si sente il frutto, ma senza pesantezza; la mineralità, ma senza austerità. Ogni cuvée è un frammento di luogo, un frammento d'anima. Sono vini d'autore, sensibili e tattili, da abbinare a una cucina raffinata e vegetale, a piatti di stagione, a formaggi stagionati, o semplicemente al silenzio di un tardo pomeriggio. Raccontano il ritorno alla terra, la pazienza, la bellezza di un gesto artigianale, e il soffio di una modernità radicata.

 

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