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Retour de Milan, Blanc 2023
Fond Cyprès
Con Retour de Milan, Fond Cyprès rivela un'interpretazione brillante e inedita del Moscato Petit Grain, vinificato come bianco di macerazione. Questo vino orange biologico del Languedoc, tanto elegante quanto espressivo, esce dai sentieri battuti per offrire un'esperienza sensoriale unica, fresca e golosa.
Una macerazione tutta in sottigliezza
Qui, i grappoli interi di Moscato vengono messi a macerare per qualche giorno, al fine di apportare texture e complessità senza perdere la delicatezza del vitigno. La fermentazione è spontanea, con lieviti indigeni, senza additivi enologici, seguita da un affinamento di 5 mesi in uovo di cemento, che favorisce il movimento naturale del vino e un contatto delicato con le fecce. Il risultato: un succo vivo, strutturato, ma di una freschezza esemplare.
Un vino orange luminoso e aromatico
Il naso è brillante, tra bergamotto, scorza di agrumi, fiori d'arancio e litchi freschi. In bocca, il vino gioca sull'equilibrio tra tensione e dolcezza, con tannini molto fini e un finale delicatamente amaro che prolunga il piacere. È un orange digeribile, cesellato, allo stesso tempo floreale e agrumato.
Abbinamenti audaci, piacere immediato
Servirlo tra 10 e 12 °C, senza decantare. Questo vino si abbina idealmente con le cucine asiatiche (spezie dolci, curry thailandese, sashimi), formaggi stagionati (erborinati, tome lunghe) o anche un dessert fruttato poco dolce. Può evolvere in cantina per 5-10 anni.
Amoroso Blanc
Distillerie Sentema
Amoroso Blanc è un'ode alla freschezza, alla finezza e alla golosità controllata. Prodotto dalla Distillerie Sentema, nelle Alpi Marittime, questo vermouth bianco dolce si inserisce in un approccio artigianale e radicato nel territorio provenzale. È prodotto da uve Rolle (vermentino) coltivate a Correns, nel Var, quindi fortificato con un'acquavite di vino anch'essa locale, prima di subire una macerazione di due settimane con un complesso bouquet di piante e agrumi biologici.
A differenza di molti vermouth bianchi commerciali, Amoroso Blanc evita qualsiasi pesantezza. La sua dolcezza è dosata con precisione, sostenuta da amari delicati e da una grande freschezza vegetale. Si ritrovano l'assenzio di Barjols, la menta dolce e la verbena raccolte nel sud, le foglie di arancio amaro e le preziose scorze di limone di Mentone IGP, che apportano al blend un'elegante nota agrumata.
Al naso, il profumo è floreale e agrumato, con sfumature mentolate e leggermente erbacee. In bocca, l'attacco è morbido, dolce ma teso, molto fresco. La verbena e la menta offrono una dimensione quasi eterea, mentre gli agrumi strutturano il tutto. Il finale è lungo, vibrante, mai dolce, con una bella persistenza floreale e agrumata.
Perfetto come aperitivo, Amoroso Blanc si degusta puro, fresco o in cocktail. Si abbina molto bene anche a piatti iodati, a un'insalata di agrumi o a dessert a base di frutti bianchi.
Un vermouth bianco provenzale, luminoso, elegante, che esalta le erbe del Sud con sottigliezza.
Aquavit
Distillerie du Viaduc
Con questo Aquavit distillato a Parigi, la Distillerie du Viaduc rende omaggio alle tradizioni scandinave, affermando al contempo un'identità decisamente artigianale e locale. Ispirato agli aquavit nordici, questo distillato biologico si basa su una base di cumino dei prati, la cui profondità aromatica ne struttura l'insieme. Le piante utilizzate, cumino dei prati, aneto, fieno greco e scorze d'arancia, provengono tutte da agricoltura biologica francese e sono sottoposte a una lenta macerazione prima di una distillazione integrale in un alambicco tradizionale.
Senza zucchero, senza coloranti, senza additivi, questa cuvée esprime una purezza notevole. Il naso è immediatamente caldo, dominato dal cumino dei prati, equilibrato da note anisate e una freschezza agrumata. Al palato, l'attacco è rotondo, quasi goloso, seguito da una trama speziata, leggermente affumicata grazie al fieno greco, e sottilmente addolcita dall'aneto. Il finale rivela una piacevole dolcezza d'arancia, lunga e rinfrescante, con un ritorno erbaceo molto elegante.
Questo aquavit di nuova generazione si degusta sia liscio che con ghiaccio, come digestivo, o all'aperitivo, allungato con un tonico secco o una ginger beer. Si abbina perfettamente anche a pesce affumicato, piatti salati nordici o una cucina vegetale con note caramellate o terrose. Al 42%, rimane accessibile, fine e ben equilibrato, a immagine del lavoro preciso della Distillerie du Viaduc.
Un bellissimo omaggio all'Europa del Nord, con l'accento del territorio francese.
Assenzio verde
Distillerie Awen Nature
Frutto di un know-how meticoloso e profondamente radicato nelle piante, l'Assenzio Verde della Distillerie Awen Nature, con sede in Bretagna, è uno spirito raro e vibrante, all'incrocio tra le tradizioni ancestrali e l'erboristeria contemporanea. Elaborato a partire da una selezione rigorosa di piante biologiche, tra cui l'assenzio naturalmente, ma anche canapa, menta, citronella e issopo, questa cuvée esibisce fieramente i suoi 60% vol., pur mantenendo una finezza sorprendente.
Qui, nessun colorante né aggiunta artificiale: la magnifica veste verde deriva esclusivamente da una macerazione vegetale post-distillazione, secondo metodi rispettosi della tradizione. Le piante vengono distillate separatamente, quindi assemblate con precisione al fine di comporre un profilo aromatico ricco ed equilibrato.
Al naso, è un'esplosione di note erbacee e floreali: si ritrova la freschezza della menta, la leggerezza agrumata e la profondità dell'issopo mescolata a tocchi resinosi della canapa. In bocca, l'attacco è franco ma setoso, sorretto da una bella amaro elegante, senza pesantezza né eccessi. Il finale è lungo, fresco, quasi medicinale, con una tensione naturale che lo rende un assenzio da degustazione, ma anche una base per cocktail eccezionale.
Certificato biologico (Eurofoglia + AB), questo assenzio rispetta tanto la pianta quanto il palato. Una distillazione impegnata, artigianale, locale, che ridona all'assenzio le sue lettere di nobiltà esplorando nuove vie botaniche grazie alla canapa.
Amphore Rouge, 2023
Philippe Chatillon
Con Amphore 2023, Philippe Chatillon presenta una cuvée rossa rara e singolare, che unisce la tipicità del Giura a un metodo di affinamento ancestrale. Questo vino naturale certificato biologico, classificato come Vin de France, nasce da un sottile assemblaggio di Pinot Nero e Trousseau, due vitigni emblematici del Giura, coltivati su terreni argillosi e calcarei e vinificati nel rispetto della purezza e del frutto.
Dopo una breve macerazione di una settimana, il vino viene affinato per due anni in anfore (qvevri), queste giare di terracotta tradizionalmente utilizzate in Georgia. Questa scelta di affinamento permette una lenta e naturale ossigenazione, senza trasferimento di aromi legnosi, preservando così la franchezza del frutto, la delicatezza floreale e la complessità del vino.
Al naso, Amphore 2023 seduce immediatamente: frutti rossi croccanti, violetta, una nota erbacea fresca e un tocco leggermente terroso che ricorda la materia stessa dell'anfora. Al palato, è un vino leggero, fluido ma strutturato, dotato di una tensione naturale e di una bella persistenza aromatica. L'equilibrio tra la finezza del Pinot Nero e la vitalità del Trousseau è notevole, sostenuto da un affinamento che agisce come un rivelatore piuttosto che come un mascheramento.
A tavola, questo rosso vibrante accompagnerà carni rosse alla griglia, piatti vegetariani a base di radici o salumi pregiati. Si esprimerà pienamente a una temperatura di 12-14°C, dopo un passaggio in caraffa, e può essere conservato tra 5 e 10 anni.
Con questa cuvée, Philippe Chatillon firma un vino rosso d'autore, libero e ispirato, dove il terroir del Giura incontra la saggezza millenaria della vinificazione in anfora.
Le Sage Vagnin, Bianco 2023
Philippe Chatillon
Le Sage Vagnin 2023 è una cuvée preziosa, confidenziale e ricca di saggezza. Solo 800 bottiglie prodotte ogni anno, tutte provenienti da un piccolo clos di Savagnin di 65 anni, radicate profondamente nelle marne grigie del Giura. Questa rarità è il frutto del lavoro preciso e ispirato di Philippe Chatillon, viticoltore attento alla natura, il cui dominio è certificato in agricoltura biologica e si trova nella culla del vitigno, ad Arbois.
Vinificato tramite pressatura diretta e poi affinato due anni in barriques antiche, questo vino bianco AOC Arbois si distingue per la sua purezza aromatica e la sua rotondità equilibrata. Nessun legno nuovo, nessun additivo: solo l'uva, il tempo e l'attenzione del viticoltore. Il risultato è un Savagnin ricco di sfumature, di una rotondità minerale, tra tensione e dolcezza.
Il naso è allo stesso tempo espressivo e delicato: agrumi freschi, pesca bianca, fiore d'acacia, con un sottile tocco minerale. In bocca, la texture è rotonda ma tesa, con una bella persistenza, un'elegante sensazione salina e un finale fresco e floreale. Il vino evita ogni pesantezza, giocando sull'equilibrio perfetto tra la ricchezza naturale del vitigno e la finezza del terroir.
Le Sage Vagnin accompagnerà con grazia frutti di mare, formaggi stagionati come il Comté o il Bleu de Gex, ma anche una cucina più speziata, orientale o vegetale. Servire tra i 10 e i 12°C, con una leggera decantazione, e da apprezzare subito o conservare fino a 5 anni.
Un vino raro, per gli amanti della finezza e della singolarità del Giura.
Puits Saint Pierre, Bianco 2023
Philippe Chatillon
La cuvée Puits Saint Pierre 2023 di Philippe Chatillon è un magnifico omaggio al Savagnin, vitigno emblematico del Jura, qui lavorato con notevole precisione. Prodotto dalla parcella più bella della tenuta, piantata su marne tipiche delle Côtes du Jura, questo vino bianco naturale e certificato in agricoltura biologica si inserisce nella tradizione giurassiana, affermando al contempo uno stile puro, nitido e vivace.
L'uva viene raccolta a maturazione ottimale e quindi pressata direttamente, senza macerazione, per preservare la freschezza e l'espressione varietale. Il vino viene poi affinato due anni in botti antiche, senza intervento enologico né legno nuovo, consentendo una sottile micro-ossigenazione che affina la struttura e sviluppa la complessità aromatica.
Al naso, è un festival di sensazioni: albicocca secca, miele fine, una nota di brioche, erbe alpine e una mineralità gessosa che annuncia la tensione in bocca. Quest'ultima è diritta, secca, tesa, con una superba acidità che porta i sapori verso un finale lungo e salino. L'equilibrio tra la discreta morbidezza dell'affinamento e la dirittura naturale del vitigno lo rende un vino gastronomico per eccellenza.
Puits Saint Pierre si abbina idealmente con frutti di mare iodati, un vecchio comté, o piatti speziati dai sapori orientali. Si consiglia un passaggio in decanter affinché si apra pienamente. Può essere gustato subito per la sua purezza o atteso 5-10 anni per guadagnare in complessità. Servire fresco, tra 10 e 12°C.
Philippe Chatillon firma qui un vino profondo e sincero, radicato nel suo terroir e di rara eleganza.
Covenant Rosso 2020
Danis dans la Vigne
Un Malbec eccezionale, maturato nel silenzio della cantina
Covenant 2020, è il tempo lungo e la pazienza come filosofia. Una cuvée molto singolare firmata Danis dans la Vigne, plasmata con rara meticolosità. Questo 100% Malbec, coltivato con agricoltura biologica sui terreni argilloso-calcarei del profondo Cahors, è vinificato naturalmente, senza interventi enologici superflui, con una macerazione breve, e poi affinato per tre anni in barrique, rabboccate una sola volta all'anno. Un metodo esigente, audace, che permette al vino di concentrarsi, di ossidarsi lentamente, di arrotondarsi in una dinamica quasi ossidativa, prima di un passaggio in vasca d'acciaio inox per un anno, e poi un riposo di un anno in bottiglia.
Un vino maturo, complesso, compiuto, che si discosta dall'immagine talvolta ruvida del Malbec. Covenant porta bene il suo nome: un vero patto tra il tempo, la materia e il gesto del vignaiolo.
Profondo, avvolgente, meditativo
Fin dal servizio, il vino si apre su un colore scuro, con profondi riflessi granati. Il naso è ammaliante: cacao amaro, spezie dolci, frutta nera cotta, tartufo, quasi un sentore di cuoio. In bocca, è un'esperienza a parte. La consistenza è vellutata, ampia, ma perfettamente equilibrata. La lunghezza è notevole, persistente, salina nel finale. Si sente un vino in piena maturità, pronto per essere degustato, ma anche armato per l'invecchiamento.
Covenant 2020 è ideale per carni rosse nobili, selvaggina, un piatto al tartufo, o anche un dessert al cioccolato fondente per i più audaci. Servire a 16-18°C, senza decantare, in un grande bicchiere che gli lasci il tempo di respirare.
Antenet Cahors Rouge 1998
Danis dans la Vigne
Una chicca della cantina, tra eredità familiare e profondità del tempo
Ecco un vino raro, quasi confidenziale, che racconta una storia ancor prima di essere aperto. Antenet 1998 è una cuvée unica, vinificata più di venticinque anni fa dal padre di Danis, l'attuale viticoltore della tenuta Danis dans la vigne. Questo Cahors d'altri tempi, ottenuto al 100% da Malbec, è stato elaborato nel rispetto delle tradizioni e con una filosofia già molto vicina al naturale: breve macerazione, affinamento in vasche di cemento per due anni, nessun artificio enologico.
Il suolo argilloso-calcareo tipico del vigneto di Cahors dona qui un vino da invecchiamento per eccellenza, con tannini levigati dal tempo e un'aromaticità di grande ricchezza. Con soli 12% di alcool, sfida gli standard moderni per il suo equilibrio, la sua freschezza e la sua eccezionale longevità.
Un vino profondo, patinato, carico di memoria
Dopo più di due decenni di riposo, Antenet 1998 rivela un colore granato tendente al tegola, con riflessi bruni. Il naso, complesso e ammaliante, svela aromi di frutti neri in composta, prugna secca, tabacco biondo, con una punta di sottobosco. In bocca, la materia è fusa, ampia, di una soavità rara. Questo vino evoca un'epoca passata, ma rimane di una golosità sorprendente, perfetto con carni arrosto, selvaggina o un piatto ricco di umami.
Servito a 16-18°C, senza bisogno di decantazione, questo vino è pronto per essere degustato. È un archivio liquido, un tesoro di famiglia, da scoprire come si leggerebbe una lettera del passato.
Lutéa Liquore di genziana
Terroir, particelle e composizione del vitigno
Nidificata nel cuore delle terre vulcaniche dell'Alvernia, Lutéa Spirits trae ispirazione dai rilievi selvaggi e dai pascoli d'altitudine di questa regione autentica. È qui, su questi terreni vivi e nutrienti, che fiorisce la genziana gialla fresca, regina delle piante amare. Raccolta a mano nel rispetto del ritmo naturale della pianta, questa potente radice incarna l'identità vegetale e montanara del liquore Lutéa, un vero omaggio a un territorio preservato e indomito.
Metodi di coltivazione
Fedele a una visione artigianale e impegnata, Lutéa Spirits lavora esclusivamente con l'Agricoltura Biologica certificata. Ogni fase, dalla coltivazione alla macerazione, è pensata per rivelare la purezza delle piante, senza artifici né compromessi. Le radici di genziana vengono raccolte fresche, poi infuse con cura insieme ad altri vegetali accuratamente selezionati: basilico, menta, liquirizia, anice... tanti tocchi botanici che arricchiscono il profilo aromatico. Nessun colorante, nessun additivo superfluo: qui, la natura si esprime nella sua più bella verità.
Degustazione e abbinamenti
Lutéa Liquore di genziana 2024 è un'ode alla freschezza vegetale. Fin dal primo naso, dispiega profumi accattivanti di genziana grezza, basilico croccante e menta vivificante, ravvivati da brillanti agrumi e una punta di liquirizia golosa. In bocca, l'equilibrio è notevole: la dolce amarezza della genziana si intreccia con note anisate e agrumate, in una rotondità calda e persistente.
All'aperitivo, si degusta fresco, puro o allungato con un filo d'acqua frizzante o un tonico secco, per rivelarne la complessità e la vivacità. Accompagna anche con brio un tagliere di formaggi di montagna, olive nere o anche un dessert agli agrumi ed erbe fresche. Caldo, intenso, ma sempre elegante, questo liquore biologico seduce per la sua sincerità aromatica e il suo tocco selvaggio.
Ambre dissous Rouge 2020
Terroir, parcelle e vitigni
Nato sulle terre vive del Beaujolais, la cuvée Ambre Dissous 2020 di La Tribu Alonso è un rosso a parte, un vino di carattere che rompe con i codici stabiliti. Se il Gamay è qui protagonista, si tratta di un Gamay insolito, proveniente da vitigni tintori – una rarità nella regione. Questa scelta audace dà vita a un colore di una profondità accattivante, quasi torbido come un inchiostro di mistero, e annuncia già un'espressione singolare del terroir.
Il vigneto si estende su terreni granitici tipici del Beaujolais, in una zona dove si avvertono le influenze del vicino Rodano, portando note più scure, speziate, e una gradita tensione. È una terra di contrasti, tra freschezza del nord e generosità del sud, che La Tribu Alonso ha saputo domare con una sensibilità rara.
Metodi colturali
La Tribu Alonso è innanzitutto una filosofia. Quella di un ritorno all'essenziale, di un lavoro in simbiosi con la natura, lontano dagli artifici. Le viti sono coltivate senza input chimici, nel rispetto del vivente, dei cicli lunari e delle energie del luogo. Qui, ogni grappolo viene raccolto a mano, con un gesto quasi rituale, poi vinificato con il minor intervento possibile. La fermentazione avviene naturalmente, i lieviti indigeni prendono le redini per esprimere al meglio l'identità dell'uva e del suo terroir.
Questo approccio artigianale dà un vino libero, vibrante, senza trucco, dove il vitigno può cantare senza stonature. Ambre Dissous è il riflesso di una natura assunta, a volte selvaggia, ma sempre sincera.
Degustazione & abbinamenti
Nel bicchiere, Ambre Dissous 2020 seduce subito con il suo colore profondo, quasi violaceo, annunciando un vino dal carattere deciso. Il naso è un poema di spezie: pepe nero appena macinato, chiodi di garofano, con in filigrana una delicata nota di violetta, sottile richiamo alle influenze del Rodano. In bocca, la struttura è affermata, i tannini ben presenti ma elegantemente levigati, offrendo una sensazione al palato al tempo stesso ferma e setosa.
Questo vino non è lì per lusingare, interpella, interroga, invita alla contemplazione. Lo si immagina sia come aperitivo, per stimolare le papille gustative, che a tavola, in compagnia di una cucina generosa: una costata di manzo frollata, un tajine d'agnello con prugne, o anche un risotto ai funghi selvatici.
Ambre Dissous è un vino da condividere, ma anche da meditazione. Una bottiglia che racconta una storia, quella di un vitigno marginalizzato, di un terroir reinventato, e di una tribù che, lontano dai sentieri battuti, traccia la propria strada con cuore e convinzione.
Pineau Biologico 2015 Bianco
Terroir, parcelle e vitigni
È nel cuore delle terre calcaree di Cognac, in questa regione dove il cielo e la vite si incontrano da secoli, che Alain Chadutaud coltiva con passione il suo Ugni-Blanc. Su un terreno argillo-calcareo tipico, le radici attingono la freschezza e la mineralità necessarie all'espressione di un Pineau bianco perfettamente equilibrato. L'annata 2015, bagnata dal sole e temperata dalle brezze atlantiche, ha permesso una perfetta maturazione delle uve, dando vita a una cuvée generosa e precisa.
Metodi di coltivazione
Fedele a una filosofia rispettosa del vivente, Alain Chadutaud lavora in biodinamica, con un'attenzione costante alla vitalità dei suoli e all'equilibrio della vite. Nessun input sintetico, ma pratiche dolci, una lavorazione del terreno meticolosa e preparazioni naturali per sostenere la pianta durante tutto il suo ciclo. La vendemmia, realizzata a piena maturità, precede il sottile assemblaggio del succo d'uva e dell'acquavite di Cognac casereccia, secondo il savoir-faire tradizionale del Pineau des Charentes. L'invecchiamento avviene lentamente, in botti, al fine di sviluppare quella complessità aromatica così caratteristica.
Degustazione e abbinamenti
Fin dal primo naso, il Pineau Biologico 2015 si apre su un bouquet affascinante di frutti canditi, albicocca secca e miele d'acacia, sottolineato da un tocco di mandorla dolce. In bocca, la magia opera: l'attacco è vivace, quasi agrumato, poi subentra una rotondità mielata che accarezza il palato, sostenuta da una trama acida che evita ogni pesantezza. L'equilibrio è perfetto, la persistenza notevole, lasciando nel finale una sensazione di freschezza e golosità.
È un pineau di carattere, allo stesso tempo solare e tonico, ideale come aperitivo, servito fresco con stuzzichini dalle note iodate o sfogliatine al formaggio. Accompagna anche con nobiltà un foie gras semicotto, di cui sottolinea la ricchezza senza sovrastarla. Per il dessert, si abbina magnificamente con una crostata alle mandorle, un tortino al cioccolato fondente o anche un roquefort ben stagionato per un'esperienza dolce-salata intensa.
Il Pineau Biologico 2015 di Alain Chadutaud è molto più di un aperitivo: è un invito a scoprire un terroir vivente, una visione artigianale e una maestria del tempo che si esprime in ogni bicchiere.
€15,50
Prezzo unitario per€15,50
Prezzo unitario perCuvée YARD x Bois Moisset (cuvée esclusiva) Spumante Rosé 2024
Terroir, parcelle e vitigni
Nata dal dialogo tra l'ancestrale terroir di Gaillac e una visione contemporanea del vino, la Cuvée YARD x Bois Moisset Spumante 2024 incarna un luminoso incontro tra tradizione e freschezza. Il Domaine Bois Moisset, situato nel cuore del vigneto del Tarn, coltiva con fervore i vitigni autoctoni Braucol e Duras. Queste varietà, tipiche del Sud-Ovest, conferiscono a questa cuvée rosé tutta la loro personalità: il Braucol per la sua vivacità e i suoi aromi di frutti rossi, il Duras per la sua finezza e le sue note floreali. Il terreno argilloso-calcareo, baciato dal sole e accarezzato dalle brezze del Tarn, imprime nelle bacche una bella tensione e un'espressione pura del frutto.
Metodi colturali
Da tempo impegnato in una viticoltura rispettosa della vita, il Domaine Bois Moisset è certificato in Agricoltura Biologica. Le vigne sono gestite senza input di sintesi, in un ecosistema vivente dove l'osservazione prevale sull'intervento. I suoli sono lavorati con delicatezza, lasciando spazio a una biodiversità fiorente e a una vera armonia tra la pianta e il suo ambiente. Questa filosofia artigianale si estende naturalmente in cantina, dove la vinificazione è la più delicata possibile. La presa di spuma, probabilmente naturale, conferisce a questa cuvée il suo splendore di bollicine fini, senza mai tradire la purezza del frutto.
Degustazione & abbinamenti
Leggermente torbido, per scelta, questo rosé spumante 2024 sfoggia un colore tenue con riflessi salmonati. Al naso, si apre un inebriante bouquet di fiori d'arancio e fragola, che ricorda la dolcezza di un giardino in primavera. In bocca, la bollicina è vivace ma delicata, sostenendo una materia leggera e rinfrescante, quasi spensierata. Il tutto è secco, di una bevibilità notevole, con quel tocco fruttato che evoca una granita di fragola fatta in casa.
Ideale per accompagnare dolci poco zuccherati, come una panna cotta ai lamponi o una crostata sottile alle pesche, questa cuvée si rivela anche molto appropriata con pesci crudi: sashimi, ceviche o tartare si armonizzano meravigliosamente con la sua freschezza floreale e la sua fine acidità. Una bollicina libera, gioiosa e sincera, perfetta per i momenti spontanei, gli aperitivi estivi e le grandi tavolate dove si brinda senza formalità ma con entusiasmo.
L'Oublié Rouge 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore del Languedoc-Roussillon, tra la garriga selvaggia e le terre sassose bagnate di luce, L'Oublié 2021 racconta una storia di tempo, sole e memoria. Questa cuvée rossa tranquilla, firmata Mas Coutelou, nasce da un assemblaggio di Syrah, Carignan e Cinsault, tre vitigni profondamente radicati nella storia vitivinicola del Sud. Ciascuno porta la sua voce a questo coro mediterraneo: la Syrah per la struttura e le spezie, il Carignan per la profondità e la grana della buccia, il Cinsault per la freschezza e la rotondità fruttata. Ma ciò che rende L'Oublié unico è la sua paziente costruzione: una solera, o "perpetua", nutrita di vini provenienti da undici annate diverse, tra cui un Carignan del 2001, il primo anello di una memoria vivente.
Metodi colturali
Jeff Coutelou, figura libera e ispirata del vino naturale, coltiva le sue viti secondo i principi dell'agricoltura biologica certificata. Al Mas Coutelou, ogni vite è curata come un individuo, ogni suolo rispettato come un organismo vivente. Nessun apporto chimico, nessun compromesso: la natura si esprime senza filtri, e il vino diventa compagno del vivente. La vinificazione segue la stessa filosofia senza artifici. Nessun solfo aggiunto, nessuna correzione. Sono il frutto, il tempo e l'energia delle annate passate a plasmare questa rara cuvée. Il processo di solera, raramente utilizzato nel vino rosso tranquillo, apporta qui una complessità quasi mistica, dove ogni annata arricchisce la successiva, in un ciclo infinito di trasmissione e profondità.
Degustazione e abbinamenti
L'Oublié 2021 si apre come una porta verso un altrove caldo e avvolgente. Il naso è una passeggiata sensoriale: cuoio patinato, frutti neri maturi, lampi di frutti rossi, liquirizia dolce, sentori di spezie orientali… In bocca, è una materia densa, solare, carnosa, ma senza pesantezza. L'energia del vino è palpabile, quasi vibrante. L'ampiezza si unisce a una tensione viva, come se le annate antiche infondessero saggezza ed equilibrio alle più giovani. È un vino che racconta una storia ad ogni sorso, una memoria trasmessa dal fondo delle botti.
A tavola, accompagna meravigliosamente una costata di manzo alla griglia, una spalla d'agnello confit o un tagliere di salumi pregiati. Ma sa anche bastare a se stesso, come vino da meditazione, da gustare lentamente, alla luce di una sera d'estate.
L'Oublié non è un vino come gli altri. È un manifesto sensoriale, un'opera collettiva del tempo e della terra, firmata da un vignaiolo visionario. Una bottiglia rara, profonda, che merita che si prenda il tempo… di non dimenticarla.
Le Serret 1826 Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore solare della Valle del Rodano meridionale, dove i ciottoli arrotolati conservano la memoria dei giorni caldi e delle notti fresche, nasce Le Serret 1826, un vino rosso dal nome carico di emozione e storia. Dietro questa cuvée 100% Carignan si nasconde molto più di una semplice annata: un vibrante omaggio alle radici familiari di Justine Vigne, vignaiola appassionata, che firma qui un vino profondo, radicato, sincero. Il nome "1826" evoca l'anno di insediamento della famiglia Vigne a Richerenches, mentre "Le Serret" designa la primissima parcella del domaine, piantata nel 1955 dal nonno di Justine, come un atto di fede nella terra e nel tempo.
Questo Carignan, vitigno spesso dimenticato, ritrova qui tutta la sua nobiltà, magnificato da un terroir solare e ventoso, propizio a un'espressione pura e strutturata. Il suolo, nutrito di storia e di silenzio, lascia che il frutto parli con intensità.
Metodi colturali
Fedele a un approccio artigianale e rispettoso della vita, Justine Vigne coltiva le sue vigne in agricoltura biologica, con un'attenzione meticolosa a ogni gesto. La lavorazione dei suoli è delicata, gli interventi misurati, lasciando al vegetale la cura di esprimersi senza vincoli. In vigna come in cantina, la filosofia è chiara: non forzare nulla, accompagnare la materia, preservare l'identità. La vinificazione, precisa e senza artifici, mira alla giustezza, alla sincerità, alla luce interiore del frutto. Così, Le Serret 1826 si presenta come un'ode alla pazienza e alla fedeltà alle origini.
Degustazione & abbinamenti
All'apertura, Le Serret 1826 – annata 2021 dispiega un naso denso e incantevole: cuoio patinato, frutti neri maturi come la mora o la prugna, e una trama speziata che evoca la macchia mediterranea dopo la pioggia. In bocca, il vino impone la sua struttura affermata, senza pesantezza, con una freschezza salivante che allunga il finale e invita alla golosità. La materia è netta, tesa, precisa, rivelando un equilibrio raro tra intensità ed eleganza.
Questo vino richiama piatti generosi e di carattere: carni alla griglia, salumi artigianali, formaggi stagionati, carni rosse succose. Accompagna meravigliosamente una costata di manzo cotta al fuoco di legna o un piatto di toma ben stagionata, rivelando allora tutte le sue sfumature nel dialogo con il piatto.
Con Le Serret 1826, Justine Vigne consegna un vino di memoria e di convinzione, un vino di lignaggio e di luogo, che colpisce per la sua sincerità quanto per la sua maestria. Una bottiglia che non si limita a raccontare una storia: la fa vivere, sorso dopo sorso.
Ultreia Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nel cuore della Valle del Rodano, in una zona libera dalle classificazioni abituali, Justine Vigne traccia il suo percorso. "Vin de France" sull'etichetta, ma portatore di una forte identità, Ultreia Rosso 2021 racconta un terroir fatto di sole, pietra e vento. Le uve provengono da parcelle accuratamente scelte, dove Grenache e Cinsault, entrambi da viti di Syrah coltivate in biodinamica, trovano il loro equilibrio naturale. Questa composizione originale conferisce a Ultreia la sua firma unica, tra generosità del frutto e slancio vitale.
Metodi colturali
Justine Vigne coltiva molto più che viti: incarna una filosofia. Ogni gesto nella vigna è pensato con rispetto, in armonia con i cicli lunari e le energie del vivente. La certificazione in Agricoltura Biologica (AB) è solo un punto di partenza: le sue parcelle respirano in biodinamica, senza prodotti di sintesi, con compost fatto in casa e infusi vegetali. Questo approccio artigianale, paziente e sincero, si ritrova in ogni goccia del vino, come un discreto eco al passo lento dei pellegrini.
Degustazione & abbinamenti
Ultreia Rosso 2021 si apre come una promessa sussurrata: un colore rosso profondo, quasi vellutato, annuncia già la generosità del frutto. Il naso è una passeggiata tra le colline: frutti rossi ben maturi, ribes nero, fico nero, ravvivati da note di gariga, spezie dolci e un tocco di mandorla tostata. Una mineralità salina arieggia l'insieme, come un soffio sulla pelle.
In bocca, la magia opera. I tannini sono fini, setosi, quasi carezzevoli. Il vino scivola con morbidezza, succoso, digeribile, sostenuto da una freschezza salivante che invita al secondo bicchiere. Vi si ritrova tutta la sincerità di Justine, la sua volontà di far parlare la terra senza artifici.
Ultreia è un vino di condivisione, di tavola imbandita sotto le stelle, di risate attorno a carni alla griglia, di piatti di salumi, di momenti in cui la vita si gusta senza fretta.
"Ultreia" dicevano i pellegrini: oltre, sempre più lontano. Questo vino è un incoraggiamento a continuare, a meravigliarsi, a celebrare ciò che ci lega. Una cuvée artigianale, poetica e gioiosamente umana.
Yoga Rosso 2021
Terroir, parcelle e vitigni
È nel cuore della Valle del Rodano, su un terroir liberamente interpretato sotto l'etichetta "Vin de France", che Justine Vigne firma Yoga 2021. Una cuvée 100% Syrah, coltivata con passione su terreni baciati dal sole, dove le viti traggono la loro forza dalla roccia e dal tempo. Questa scelta di denominazione libera permette alla viticoltrice di esprimere senza vincoli tutta la ricchezza della sua uva, fedele all'identità del suo vigneto e alla sua visione artigianale del vino.
Metodi di coltivazione
Da Justine Vigne, la vite è coltivata con il massimo rispetto per la vita. In Agricoltura Biologica certificata, ogni pianta è curata a mano, con un approccio delicato e intuitivo. La vendemmia è esclusivamente manuale, selezionando le uve più belle a perfetta maturazione. La fermentazione avviene naturalmente, grazie ai lieviti indigeni presenti sulle bacche, senza aggiunta di solfiti, senza chiarifica né filtrazione: un gesto radicalmente puro, che lascia parlare il frutto e l'annata. Yoga è un vino vivo, sincero, che riflette senza artifici il lavoro del terreno e l'anima del luogo.
Degustazione e abbinamenti
Denso e strutturato, Yoga 2021 si presenta con un colore profondo e vellutato. Sin dal primo naso, il vino seduce con avvolgenti aromi di frutti neri ben maturi – mora, mirtillo, cassis – proseguiti da un tocco di mandorla tostata e sottili note torrefatte che evocano il cacao o il caffè. In bocca, l'attacco è ampio, la texture generosa, sostenuta da tannini morbidi e una bella tensione che equilibra la ricchezza del frutto. Il finale, persistente e caldo, lascia un'impressione di armonia e pienezza.
Questo vino rosso di carattere accompagnerà felicemente una cucina tradizionale: una daube di manzo alle olive, un cosciotto d'agnello arrosto, un gratin di funghi o un tagliere di formaggi stagionati. E per i più pazienti, qualche anno in cantina gli permetterà di acquisire complessità e profondità. Yoga è una cuvée radicata e vibrante al tempo stesso, che invita alla disconnessione e al piacere, in un perfetto equilibrio tra potenza ed eleganza.
Amagalmay Rosso 2021
Terroir, parcella e uvaggio
Nato dalle terre vivaci della Borgogna, "Amagalmay" 2021 del Domaine Athénaïs è una cuvée tanto originale quanto espressiva, nata dall'inedita unione di due vitigni: il Gamay, rosso emblematico della golosità, e l'Aligoté, solitamente bianco, qui vinificato per arricchire l'insieme di una bella freschezza. Classificato come Vin de France, questo vino libero e creativo gioca con le convenzioni per offrire una lettura spontanea e sincera del terroir borgognone. Il risultato è un vino di piacere, fruttato, leggermente tannico e deliziosamente accessibile.
Metodi di coltivazione
Il Domaine Athénaïs è guidato da una filosofia artigianale e rispettosa degli organismi viventi. Certificato in Agricoltura Biologica, il vigneto è lavorato con cura, con un approccio delicato e naturale. I suoli sono arati con attenzione, i trattamenti sono limitati a prodotti di origine naturale, e ogni pianta di vite è accompagnata nel suo ciclo senza mai essere costretta. In cantina, la vinificazione in vasche di acciaio inox permette di esaltare la freschezza e la croccantezza del frutto, senza artifizi, per offrire un vino puro, gioioso e sincero.
Degustazione & abbinamenti
"Amagalmay" 2021 affascina fin dall'apertura con i suoi aromi franchi di ciliegia succosa e lampone brillante, rilevati da un fine tocco di spezie dolci. In bocca, la texture è morbida, i tannini fusi, con una bella vivacità che prolunga il piacere. È un vino da amici, da aperitivo improvvisato, da cene condivise senza fronzoli. Si abbina meravigliosamente con una cucina quotidiana: torte salate, insalate composte, gratin casalinghi, pizza rustica o anche un pollo arrosto alle erbe. Leggermente rinfrescato, diventa ancora più digeribile e beverino.
Goloso, naturale e conviviale, "Amagalmay" è un invito alla semplicità gioiosa, quella dei bei momenti condivisi attorno a una bottiglia senza pretese ma piena di fascino. Una cuvée che porta in alto i valori di un vino vivo, biologico e borgognone.
Gabbrodo Magnum Blanc 2022
De Vini
Il Gabbrodo 2022 di De Vini (Vinilibre) è un'ode al terroir del Pays Nantais. Questo vino naturale senza alcun additivo esprime con finezza il Melon de Bourgogne, vitigno emblematico della regione. Proveniente dai suoli di gabbro, una roccia vulcanica rara nella Loira, beneficia di un affinamento di 9 mesi in giare di gres, conferendo una purezza e una tensione notevoli a questo bianco d'eccezione.
Il suo colore pallido con riflessi dorati annuncia un vino luminoso e cristallino. Il naso seduce con la sua freschezza e complessità aromatica: note di agrumi (limone, pompelmo), frutti bianchi (pera, pesca) e un tocco iodato che ricorda la sua origine marittima. In bocca, l'attacco è franco e vivace, sostenuto da una bella acidità e una mineralità tagliente. L'affinamento in giara apporta una texture setosa, pur preservando la tensione e la freschezza del vino. Il finale è lungo, salino, con una persistenza delicatamente affumicata che invita alla degustazione.
Il Gabbrodo 2022 si rivela un compagno ideale per i prodotti del mare. Esalterà una capasanta al tartufo, un'astice alla griglia, un branzino in crosta di sale o una lucioperca al burro bianco. Da servire tra 10 e 12°C, può essere degustato subito per la sua freschezza vibrante o attenderà in cantina 5-10 anni per svelare tutta la sua complessità.
Alburostre Blanc 2023
De Vini
Alburostre è un vino bianco biologico, biodinamico e naturale prodotto da Christophe Bosque (De Vini) nel Pays Nantais a partire dal vitigno Folle Blanche. Proviene da viti che crescono a Gorges (Loira Atlantica), nel domaine del vignaiolo, su suoli di gabbro. Classificato Vin de France. La Folle Blanche o Gros-Plant è un vitigno tipico del Pays Nantais, dove è conosciuto dal XVI secolo e si trova molto bene su suoli di gabbro. Molto adatto alla distillazione, è anche un vitigno dell'Armagnac e del Cognac. Tipicamente produce vini poco alcolici e di colore chiaro: Alburostre è tutto questo.
Vinificazione
Le Folle Blanche biologiche vendemmiate per Alburostre vengono pressate direttamente, fermentate con lieviti indigeni, quindi il vino viene affinato nove mesi sui lieviti in giare di gres. Nessun incollaggio, solfitazione o filtrazione.
Degustazione
Alburostre significa "bianco-becco" in francese antico. Nonostante la sua pallidezza – tipica della folle-blanche –, non ha nulla di uno sprovveduto inesperto. È un vino bianco molto bello, facile da bere (10 gradi alcolici), morbido, amabile, cesellato e tutto in purezza. Una bella nota fermentativa, lievitata, si eleva al di sopra della sua semplice descrizione per avvolgere il palato e accentuare ancora la lunghezza del vino. Molto goloso: riservatelo ai più bei salmoni affumicati, ai frutti di mare e persino al caviale. Il viticoltore consiglia tartare di salmone al coriandolo, trancio di merluzzo con burro bianco, o percebes al vapore.
Maggiori informazioni su Christophe Bosque e De Vini
De Vini, con il commercio di Vinilibre, è l'attività multifunzionale di Christophe Bosque, originario di Saint-Nazaire. Il vino lo appassiona da sempre. Siamo particolarmente interessati alle sue creazioni locali, provenienti dalla sua vigna di circa due ettari e fermentate in vasche interrate alla maniera di Nantes – una vera e propria reinvenzione del Muscadet (fuori denominazione) in modalità naturale.
Innamorato del gabbro
Dopo aver trascorso anni come commerciante, importatore e poi commerciante-vinificatore, questo ex cameraman con un diploma BTS in enologia-viticoltura acquista nel 2017 alcune parcelle (due ettari) di vigneti di Melon de Bourgogne a Gorges, nella Loira Atlantica, vicino a Clisson. I suoli sono costituiti da gabbro su substrato granitico, una configurazione pedologica particolare della regione di Nantes e in particolare di Clisson. Christophe non smette di elogiare questo tipo di suolo.
Muscadet in meglio
Le cuvée di Christophe possono provenire da uve acquistate sui migliori terroir francesi, in particolare nel Languedoc, ma il vignaiolo conserva un affetto particolare per le sue vigne, che cura con passione e attenzione al terroir. Sulle sue etichette e nelle sue denominazioni si nota un tocco di umorismo e un senso del gioco di parole, ma nella bottiglia è una cosa seria, vini fuori dai sentieri battuti come piacciono a lui.